Giochi di guerra

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L’arte della guerra ha spesso fatto uso di giochi. Lo stesso gioco degli scacchi è, in realtà, una battaglia in miniatura. Ed è proprio da questo gioco che in Germania nasce l’idea del war game. I soldatini di piombo contribuiscono al realismo e domineranno il mercato fino all’avvento della plastica.

https://it.wikipedia.org/wiki/Wargame

Di tempo ne è passato parecchio. Oggi molti lettori si sfidano a giochi di guerra elettronici. Le simulazioni sono sempre più sofisticate. Prima dell’avvento del computer, però, i giochi di guerra avevano ugualmente molto seguito. Si impiegavano plastici, modellini in scala, tavole di tiro, soldatini in abbondanza e tutto l’occorrente per rendere il gioco avvincente pur nel rispetto di regole piuttosto complicate. Le battaglie potevano durare giorni e impegnavano spesso decine di persone.

Tra i vari giochi di guerra, due in particolare vengono ricordati dai nostalgici.

La battaglia di Waterloo

Guido Crepax. Il nome ricorderà a moltissimi un famoso disegnatore, divenuto celebre per una serie di fumetti erotici. Pochi sanno che Crepas (il suo vero cognome) aveva una passione per i soldatini di carta, che realizzava personalmente in pezzi unici, molto curati dal punto di vista tecnico. Nel 1965-66, per la rivista Linus, la stessa su cui erano apparsi i fumetti di Valentina, propose la Battaglia di Waterloo.

I soldatini per il gioco, francesi, inglesi e prussiani, erano riprodotti su otto fogli da ritagliare, piegare e incollare. Il tavoliere per il gioco, in quattro cartoni colorati, era venduto in edicola a parte. I pezzi venivano disposti in segreto, separando i giocatori con un divisorio. Le regole di base erano semplici: ogni soldatino aveva due numeri alla base. Uno indicava di quanti passi si poteva muovere, l’altro il valore del pezzo. Non mancavano le artiglierie. Il tiro dei cannoni e dei fucili era regolato col lancio dei dadi. Altre numerose regole erano contenute nel manuale di gioco. La presenza di ostacoli, come fiumi, boschi e fortificazioni comportava limitazioni di movimento e vantaggi o svantaggi a seconda dei casi. Alcuni giocatori hanno rilevato che il tavoliere quadrettato non favorisce i movimenti diagonali, meglio impiegare degli esagoni. E alcune regole entrano in contraddizione. Ma questo nulla toglie alla bellezza del gioco.

Successivamente Crepax fece pubblicare altri due giochi, La Battaglia di Pavia (1967-69) e Aleksandr Nevskij, la battaglia del lago ghiacciato (1972). Nell’aprile del 1999 il gioco venne pubblicato anche dalla rivista Sandokan.

Oggi il gioco è reperibile solo all’asta, a prezzi da capogiro. Ma se cercate bene…

http://www.mondadoricomics.it/blog/guido-crepax-quando-larte-del-racconto-diventa-esperimento

http://www.charlesgarage.com/waterloo-secondo-crepax.html

Posto di combattimento

Alla fine del 1979, appare sulla rivista Storia Modellismo un inserto speciale. Un war game navale realizzato da Alberto Santoni, docente di storia contemporanea ed esperto di storia navale oltre che scrittore di successo. Le due parti mancanti vengono pubblicate nei numeri successivi. Il gioco, oltre alle regole, ha molte tavole numeriche, tutte le schede tecniche delle navi da guerra di tutti i belligeranti nel secondo conflitto mondiale e una serie di regole aggiuntive opzionali, in tutto 23 pagine. Mancano i dadi e due mazzi di carte da gioco, facilmente reperibili.

E’ consigliato l’uso di modellini in scala 1/1200 e un bel pavimento grande. Altrimenti, anche un semplice foglio quadrettato è sufficiente. Ogni mossa dura un minuto e comprende lo spostamento delle navi e la fase di inquadramento del bersaglio, effettuata la quale si può iniziare il tiro rapido. Le carte da gioco nere equivalgono a colpi a vuoto. Le carte rosse hanno valore solo a determinate distanze di tiro. Alla fine di ogni mossa si valutano i danni riportati dalle unità e il consumo delle munizioni. Si può simulare anche l’attacco aereo e la guerra sottomarina.

Il gioco è stato ripubblicato successivamente con alcune modifiche dalla Qualitygames. Oggi è anch’esso quasi irreperibile, a meno di riuscire a recuperare le copie delle riviste originali…

Come sempre, una ricerca assidua aiuta.

http://www.instoria.it/home/alberto_santoni.htm

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