Lo sviluppo del Buccaneer si fa risalire alla necessità di contrastare gli incrociatori classe Sverdlov. Invece di realizzare altre navi, si è deciso di impiegare un aereo in grado di attaccare con ognitempo ad alta velocità sotto la copertura radar, con armi convenzionali o nucleari. La Blackburn Aircraft, poi Hawker Siddeley, ha risposto col progetto B-103 alla specifica del 1952 NA.39 per un biposto da 1000 km/h a livello mare, con raggio d’azione di 740 km a bassa quota e 1480 km ad alta quota, con un carico bellico di 3600 kg, comprensivo di armi nucleari Red Beard o di un missile Green Cheese, poi cancellato. Il prototipo ha volato il 30/4/1958. Il primo di 40 Buccaneer S.1 è entrato in servizio a gennaio del 1963, sostituendo lo Scimitar. Sfortunatamente l’adozione dei motori de Havilland Gyron Junior 101 da 3220 kg/sp ha reso l’aereo sottopotenziato, obbligando al decollo con poco combustibile e al rifornimento in volo immediato. In aggiunta ha portato a molti incidenti gravi in caso di perdita di un motore. Alla fine del 1970 tutti gli S.1 sono stati dismessi. I problemi sono stati risolti col successivo S.2 con motori turbofan Rolls-Royce Spey, più potenti del 40 %. L’aereo, dal 1967, ha costituito il punto di forza della Royal Navy, con 84 esemplari, assieme ai Phantom e Gannet, parte della dotazione delle portaerei Victorious, Eagle, Ark Royal, Hermes, fino al ritiro nel 1979 della Ark Royal. Ne ha preso il posto il Sea Harrier, sulla classe Invincible.
La Blackburn ha proposto il velivolo anche per la specifica OR.339, per sostituire il Canberra, ma la RAF alla ricerca di un aereo da interdizione supersonico, ha scelto nel 1959 il TSR-2. Questo è stato cancellato per aumento dei costi, e così pure, nel 1968, il previsto F-111K. Il ritiro delle portaerei richiedeva ora anche l’attacco navale. A malincuore la RAF ha preso in carico 49 Buccaneer S.2B di nuova costruzione, dal 1973, con missili Martel antiradar-antinave e un serbatoio extra nella stiva. Altri 62 Buccaneer della Royal Navy sono stati trasferiti alla RAF come S.2A, poi ammodernati come S.2B/C/D nel 1975. Nel 1980, durante una Red Flag, un Buccaneer ha perso un’ala, rivelando problemi di fatica strutturale. Sono rimasti in servizio solo 60 aerei, dopo le riparazioni ma con limite di G ribassato. Dopo il 1983 i ruoli di attacco sono passati gradualmente ai Tornado GR.1. Tra il 1986 e il 1989 i ritardi nell’adozione di questi ultimi, hanno favorito la modernizzazione di 42 Buccaneer, nel programma AUP (Avionics Update Package), con installazione del sistema di navigazione Ferranti FIN-1063, missili Sea Eagle e AIM-9 e sistemi ECM. L’ultimo Buccaneer è stato ritirato a marzo 1994.
Il Sud Africa ha ordinato 16 Buccaneer S.50, in servizio nel 1965, predisposti per razzi di decollo BS.605, carrello irrobustito con freni migliori, sonda per rifornimento in volo, serbatoi alari da 1600 litri. Sono stati impiegati nelle guerre di confine contro Angola e Namibia negli anni ’70 e ’80, anche in attacchi di precisione con missili AS-30. Nel 1988 hanno distrutto il ponte sul fiume Cuito con una bomba a guida TV Raptor. Sono stati ritirati nel 1991.
Bireattore ad ala media, sfruttava la regola delle aree per ridurre la resistenza transonica. E’stato tra i primi dotato di HUD. Il computer di controllo del volo stabilizzava automaticamente l’aereo, rendendolo preciso pur senza TFR o avionica moderna. Le ali offrivano bassa risposta alle raffiche nel volo a bassa quota ma, per garantire sufficiente portanza, la Blackburn ha inserito un sistema BLC (Boundary Layer Control, controllo dello strato limite) con aria ad alta pressione spillata dal motore diretta sul bordo di attacco alare, sulle ali, flap, e stabilizzatori, aumentandola del 50%. Con la soffiatura la potenza dello Spey 101 calava a 4128 kg/sp, ma il Buccaneer poteva decollare in 900 metri a 267 km/h, quando senza BLC ne servivano 1100 e 325 km/h. Disponeva di una speciale stiva rotante e di un aerofreno in coda in due parti, ottimo negli attacchi in picchiata.
Il Buccaneer S.2 era lungo 19,33 metri, con apertura alare di 13 metri. Il peso a vuoto era di 13608 kg. Con 7092 litri di carburante, pesava al decollo 19281 kg. Il peso massimo era di 28123 kg. Aveva due motori turbofan Rolls-Royce Spey Mk.101 da 4990 kg/sp (49 kN). Con una superficie alare di 47,8 m2, il carico alare era di 403 kg/m2, senza carichi esterni, con un rapporto sp/p di 0,52.
Cabina
La cabina godeva di ottima visibilità e il seggiolino dell’osservatore era più in alto e disassato per migliorare la visuale anteriore.
Resistenza ai danni
L’aereo aveva i serbatoi nella parte alta della fusoliera, potenzialmente vulnerabili, ma con estintori automatici. Le linee elettriche erano duplicate e vi erano tre sistemi idraulici indipendenti.
Velocità
1010 km/h (Mach 0,95) ad alta quota. 1074 km/h (Mach 0,88) a 60 metri di quota.
Salita
42 m/s iniziale.
Rollio
Alcune fonti riportano 120°/s a 900 km/h, ma nei filmati è facile rilevare almeno 180°/s.
Tangenza
La quota operativa massima era di 12190 metri.
Autonomia
Il raggio d’azione era di 740 km a livello mare e 1480 km in crociera ad alta quota. L’autonomia
raggiungeva i 3700 km in volo di trasferimento, con un serbatoio da 1932 litri nella stiva e due esterni da 1136 o 1955 litri.
Accelerazione
Considerato il basso rapporto sp/p con carichi esterni, sia pure con un’ottima efficienza aerodinamica, era presumibilmente non entusiasmante.
Numero di G
Fino a 18370 kg: -3,75 e +6g sotto 0,87 Mach. -3,5 e +5g tra 0,89 e 0,95 Mach.
Velocità di virata
Probabilmente non elevata. Il carico alare alto e il rapporto sp/p basso, imponevano all’equipaggio di evitare virate ad alto G continue. Riguadagnare la velocità persa era problematico.
Traccia radar, infrarossa, ottica
Alcune stime indicano una RCS tra 3,5 e 5 m2. La segnatura infrarossa in certe condizioni era bassa, dato che lateralmente uno dei motori era schermato e i turbofan non avevano postbruciatori. Ma il volo ad alta velocità rilasciava caratteristici “plume”in coda, oltre al riscaldamento per attrito aerodinamico. Otticamente era un aereo grande, ma il volo a bassissima quota ne rendeva arduo il rilevamento.
Sensori
Il Buccaneer aveva il radar da ricerca e attacco Ferranti monoimpulso Blue Parrot (ARI.5930 o AIRPASS II) in banda I (8-12 GHz) da 100 kW di picco, analogico a valvole. Poteva essere regolato per una portata di 55, 111, 333 km, oppure (B scan) tra 148-259, 241-352, 333-444 km. Le portate più elevate erano possibili solo in volo ad alta quota verso grandi unità navali. Il radar scansionava un settore di 100° in ricerca e 20° in acquisizione e tracciamento, con portata di 74 km, e -30°/+10° in elevazione. Tra le modalità vi erano Ranging, Ground mapping, Terrain warning.
Nel 1979 hanno adottato il pod designatore laser AVQ-23E Pave Spike per illuminare i bersagli per i Tornado, Jaguar o altri Buccaneer.
RWR ed ECM
L’avvisatore di scoperta radar era il Marconi ARI.18228 Green Butter, con 4 sensori su timone e ali. Operava sulle bande E-J (2,5-18 GHz), con indicazione minacce su linea radiale continua o a segmenti, per radar a impulsi, TWS e CW. Prima della Guerra del Golfo è stato ammodernato col digitale GEC-Marconi ARI.18228 Sky Guardian 200 (2-18 GHz).
Inizialmente venivano inseriti pacchetti chaff nell’aerofreno di coda, ovviamente monouso. Più tardi si sono montati due chaff/flare dispenser ALE-40 da 30 cartucce sul retro dei motori (chaff a destra, flare a sinistra). Successivamente due lanciatori chaff hanno trovato posto sul lato dei piloni esterni, e due lanciatori flare sotto la coda. Raramente, pare solo sui velivoli per rifornimento in volo, sono apparsi pod flare con 56 cartucce. Su un pilone si poteva portare un pod ALQ-101 per disturbo radar o, sui velivoli sudafricani, un ELT-555 Bikini.
Armamento
Il buccaneer aveva limitate capacità di autodifesa. Lo sviluppo di un contenitore con 2 cannoni ADEN da 30mm è stato abbandonato. Era possibile montare un missile AIM-9G o L a un pilone esterno. Nell’attacco navale avrebbe impiegato una bomba nucleare Red Beard nella stiva rotante o, dal 1970, 1-2 WE.177. La stiva poteva ospitare 1814 kg di bombe convenzionali o un contenitore con 6 fotocamere Vinten LOROP. 4 piloni alari portavano un totale massimo di 5443 kg di carichi, comprendenti 4 missili AS-37 Martel antiradar o 3 AJ-168 TV Martel o 4 Sea Eagle, lanciarazzi Matra con 18 razzi SNEB da 68mm, bombe HEMC da 272 kg o 907 kg, bombe MC MkN1 da 245 e 453 kg, bombe MC Mk10 standard e ritardate da 453 kg, bombe MC Mk21 da 227 kg, bombe incendiarie N°1 Mk1 da 454 litri, bombe a guida laser Paveway II, Buddy pack e serbatoi ausiliari, flare per ricognizione Natak. Il Sud Africa lo avrebbe usato come vettore delle 6 bombe nucleari da 10-18 kT realizzate tra il 1978 e il 1993. I velivoli montavano missili AS.30, bombe a guida TV Raptor, bombe antipista Condib 70.
In combattimento
I buccaneer si sono distinti alle Red Flag dal 1977 al 1983, e poi alle Maple Flag nel 1979. Volando ad alta velocità a quote incredibilmente basse, sempre sotto i 30 metri, sono riusciti quasi sempre ad eludere i caccia. In una occasione un aereo ha tranciato i cavi elettrici volando a 10 metri di quota. Una tecnica difensiva prevedeva il lancio di una bomba ritardata da 453 kg direttamente davanti al caccia inseguitore. Alla Red Flag un F-5E è stato “abbattuto” così.
Durante la Guerra del Golfo nel 1991, i Buccaneer hanno operato in formazioni miste di 4 Tornado e 2 Buccaneer con pod laser di illuminazione. Dopo il lancio delle bombe guidate, hanno attaccato in picchiata bersagli occasionali. Hanno distrutto 20 ponti, aeroporti, bunker, aerei a terra.
Il profilo d’attacco, nelle missioni antinave con ordigni nucleari, prevedeva solitamente un avvicinamento a 30 metri di quota a 1000 km/h. A 7,4 km dal bersaglio l’aereo cabrava a 30°, sganciando la bomba a 366 metri di quota, per poi effettuare un break a destra o sinistra o un mezzo loop, tornando a 30 metri alla massima velocità.
Coi Martel era previsto l’avvicinamento a lungo raggio ad alta quota, per poi scendere a 15-30 metri, appena oltre il raggio di scoperta radar, a 930 km/h e 110-130 km di distanza. L’attacco coordinato di saturazione assicurava almeno un missile a segno. Prevedeva due coppie di aerei armati con 2 missili TV e 2 anti-radar o 4 TV. Un Buccaneer operava come coordinatore, posizionando i velivoli e identificando i bersagli. La forza d’attacco muoveva in silenzio radar da diverse direzioni. Il singolo Buccaneer agiva da esca, obbligando il nemico ad attivare i radar di sorveglianza Top Sail o Head Net, per poi colpirli con due Martel antiradar. Alleggerito del carico, era più manovrabile e le ECM davano buone probabilità di sopravvivenza. I velivoli in attacco, separati di 1,6-3,2 km, da 74 km di distanza salivano a 150 metri di quota attivando i radar Blue Parrot, 1-2 spazzate per evitare il disturbo, rilevando la posizione dei bersagli per poi ridiscendere. Intanto si attivavano i giroscopi dei missili, permettendo un lancio da 22-32 km, fuori della portata di molti missili superficie-aria. Mentre i missili antiradar erano in volo, gli aerei cabravano a 150 metri, per poter trasmettere in collegamento dati e lanciare i Martel TV da 13-16 km, cercando di colpire punti vitali come i lanciatori di missili antinave o il torrione di comando. Eseguivano poi manovre PLM (Post Launch Manoeuvre) mantenendo 780 km/h per avere la massima manovrabilità ed eliminavano i bersagli con le 4 bombe da 454 kg nella stiva. La manovra rendeva gli aerei vulnerabili. Problema risolto negli anni ’80 con l’adozione dei Sea Eagle, con raggio d’azione di 110 km.
Fonti
Buccaneer S.2 Flight Manual









