La precisione del tiro aria-aria nella Seconda Guerra mondiale (seconda parte)

      Prima che il conflitto potesse mettere alla prova certe teorie, era diffusa la convinzione che un bombardiere potesse penetrare da solo in territorio nemico. La velocità di certi bombardieri sembrava giustificarla. Ma le prestazioni dei caccia più moderni hanno presto reso più che discutibile questa certezza. Ecco allora farsi strada l’idea che un gran numero di armi difensive, meglio se in un gruppo di bombardieri in formazione serrata, avrebbe potuto abbattere gli intercettori o dissuaderli dal proseguire l’azione offensiva. Sfortunatamente era l’approccio sbagliato.

Nel primo dopoguerra i bombardieri erano tipicamente armati con tre mitragliatrici, per coprire i settori anteriore, posteriore e inferiore. Nella Guerra di Spagna alcuni bombardieri veloci avevano fatto la loro comparsa, come gli SB-2 sovietici o i Do-17 tedeschi. Considerato che la minaccia era generalmente costituita da biplani o monoplani, non particolarmente veloci e armati con sole due mitragliatrici leggere, l’armamento difensivo risultava pertanto sufficiente.

Negli Stati Uniti aveva fatto la sua comparsa il nuovo B-17, soprannominato “Fortezza Volante”, in grado di penetrare le difese nemiche senza scorta, coprendo ogni settore con una mitragliatrice, compresi i lati del velivolo.

La Seconda Guerra mondiale

Nonostante le premesse, nel primo grande confronto tra bombardieri e caccia, la Battaglia di Heligoland Bight del 18/12/1939, 22 Wellington vengono attaccati da 44 caccia BF-109 e 110. Gli inglesi perdono 12 bombardieri e altri 3 rimangono danneggiati. Viene abbattuto un solo BF-109, un secondo si schianta in mare. Altri 12 caccia restano danneggiati. Gli inglesi da allora attaccheranno quasi esclusivamente di notte. I tedeschi dichiarano 38 aerei abbattuti (27 confermati). Gli inglesi ne reclamano 12 abbattuti e 12 danneggiati. Le rivendicazioni di abbattimenti danno la falsa impressione di una certa efficacia delle difese, in realtà del tutto insufficienti.

La Battaglia d’Inghilterra rende evidente l’inadeguatezza delle capacità difensive dei bombardieri. Gli aerei tedeschi He-111, Do-17 e Ju-88, vengono abbattuti a dozzine, pur essendo meglio armati dei loro predecessori della Guerra di Spagna. Le postazioni di tiro coprono tutti i settori vulnerabili, ma in molti casi l’equipaggio deve spostarsi da una  postazione all’altra. Le armi sono di piccolo calibro, le MG-15 da 7,92mm. I caccia inglesi, seppur armati con armi da 7,7mm, ne fanno strage, e solo la robustezza delle cellule permette a molti aerei il rientro. Tra l’11 agosto e il 20 settembre, la RAF perde 511 caccia, ma solo 18 di questi sono abbattuti dai bombardieri tedeschi, il 3,5%.

Le mitragliatrici brandeggiate a mano sono poco efficaci, per settore di tiro e precisione. Le armi in torretta sono 5-6 volte più efficaci e più accurate in distanza. La portata di tiro, specie per le armi in ritirata, supera quella delle armi equivalenti sui caccia. I successivi bombardieri tedeschi, come i Do-217, Ju-188 e He-177 adottano alcune armi in torretta, altre telecomandate, e un maggior volume di fuoco con mitragliatrici MG-81Z, MG-131 o cannoni MG-FF o MG-151/20.

Gli inglesi adottano un sistema differente. Se gli Hampden e Blenheim hanno difese modeste, già i Whitley e Wellington hanno torrette di coda con 4 mitragliatrici da 7,7mm. I successivi quadrimotori Stirling e Halifax, hanno 3-4 torrette, anche se spesso quella ventrale e quella anteriore vengono rimosse. I Lancaster mantengono 2 torrette con 2 armi e una torre in coda con 4 armi. L’eliminazione di alcune torrette ha senso, considerate le missioni notturne, ma la mancanza di difesa inferiore rende i velivoli vulnerabili ai caccia tedeschi con installazioni Schräge Musik. Le Browning da 7,7mm sono poco efficaci ma ad alta cadenza di tiro. Se una torretta binata da 12,7mm spara 26-28 colpi al secondo, una Frazer Nash ne spara 77-80. Ma tutto è inutile, i bombardieri inglesi, anche di notte, vengono abbattuti a decine. Alla fine è necessaria la protezione dei caccia notturni.

La soluzione migliore sarebbe stata sostituire i bombardieri con Mosquito disarmati, sufficientemente veloci da evitare i caccia, volanti a quote più elevate, molto più precisi, con solo due membri di equipaggio e meno costosi. Assolutamente inconcepibile, a quel tempo.

Il B-17

Gli americani decidono di proseguire con gli attacchi diurni, considerati cinque volte più efficaci, aumentando progressivamente l’armamento dei bombardieri, che alla fine conterà ben 13 mitragliatrici M2 da 12,7mm sui B-17 con fino a 16.000 colpi in dotazione e un peso complessivo di 2580 kg (1300 kg di munizioni, per 10.000 colpi), superiore a quello delle bombe nella stiva. I bombardieri operano in formazioni (Combat Box) di 27-36-54 velivoli ravvicinati, per offrire la massima protezione e campo di tiro concentrato. I risultati sono migliori. Oltre il 50 % dei bombardieri abbattuti si trovava fuori della formazione. Un caccia difficilmente passava indenne, colpito in media da almeno 3 proiettili. Ma i tedeschi hanno reagito concentrando gli attacchi. O attaccando frontalmente, cosa che richiedeva esperienza, ma garantiva un abbattimento con 4-5 colpi da 20mm invece di 20-25. I successivi B-17G e B-24H hanno introdotto torrette anteriori per coprire meglio il settore vulnerabile. Nonostante ciò, la scorta rimaneva un elemento essenziale. Come diversi episodi avrebbero dimostrato.

Le dichiarazioni esagerate alimentano l’impressione di una difesa efficace. Spesso la vista del fumo su un caccia era scambiata per abbattimento, quando era semplicemente un cambio di regime del motore. La media di abbattimenti reale era 8-9 volte inferiore.

Il 9 ottobre 1942 i mitraglieri dichiarano 56 abbattimenti, 26 probabili e 20 danneggiati. La Luftwaffe quel giorno ha perso un solo caccia. Il 17 aprile 1943, in missione contro gli impianti della Focke Wulf, vengono dichiarati 63 caccia distrutti, 15 probabili, 17 danneggiati. I tedeschi perdono, in realtà, 2 caccia e altri 9 restano danneggiati. Il 17 agosto 1943, nell’attacco a Regensburg, vengono abbattuti 60 B-17 su 363. Altri 95 sono danneggiati gravemente, con la perdita di 560 uomini. I mitraglieri dichiarano 228 caccia tedeschi abbattuti. Ma la Luftwaffe ne ha persi solo 25-27. Nel secondo attacco su Schweinfurt, passato alla storia come il “giovedì nero”, del 14 ottobre del 1943, vengono abbattuti altri 60 B-17 su 291. Altri 17 rientrano ma devono essere rottamati. 121 rientrano danneggiati. La perdita del personale raggiunge 650 uomini su 2900. Nonostante si dichiarino 288 caccia nemici abbattuti, le perdite tedesche reali ammontano a soli 35-38 Me-109 e FW-190, oltre a 20 danneggiati.

Il problema del puntamento

Colpire un caccia che manovra da un bombardiere in movimento, comporta tutta una serie di problemi di calcolo che si presumeva che il mitragliere, privo di un reale addestramento, risolvesse d’intuito. La cosa più errata, ma più istintiva, era puntare il reticolo sul bersaglio. Sfortunatamente la traiettoria dei colpi era soggetta a deviazioni dovute alla quantità di moto, alle correnti d’aria, alla caduta di traiettoria. Difficile calcolare l’anticipo necessario per colpire. Poteva sembrare contro intuitivo puntare dietro al bersaglio per colpirlo in avanti. L’8°AF sottostimava le difficoltà dei mitraglieri, costretti ad operare per ore al gelo, nel rumore, con scossoni continui, dovendo rilevare i caccia nemici, identificarli, calcolarne distanza, direzione e velocità, mirare con l’anticipo necessario al momento giusto, un compito praticamente impossibile. Le torrette avevano qualche sistema di puntamento ma le postazioni radio e laterali solo reticoli primitivi, e settori di tiro mediocri. Inserirle nei B-17 e B-24 è stato un errore. Le postazioni laterali aperte erano del tutto inutili, anzi, aumentando il peso dell’aereo, ne riducevano velocità e quota, favorendo i caccia nemici. I mitraglieri non avevano, fino alla metà-fine del 1944, alcun addestramento al tiro. Il Col. C.E.Putnam, nel 1943, stimava che solo il 10% dei mitraglieri che teoricamente avrebbero dovuto sparare ai caccia lo aveva realmente fatto, e servivano almeno 4 mitraglieri per avere il 50% di probabilità di abbattere un bersaglio. Il raggio efficace, per numero di colpi a segno, era di 180-270 metri, oltre il quale l’anticipo e la dispersione rendevano raro un colpo a segno. Le analisi dicono che la probabilità di colpire per arma, era al di sotto dell’1% per singola raffica tra 100 e 400 metri. Nei test (a terra !) la dispersione a 550 metri era notevole, per i B-17 e B-24, da un minimo di 8 millesimi per le torri a sfera inferiori, ai 36 millesimi per le postazioni laterali. E, secondo le stime, sono stati necessari 40.000 colpi per ogni caccia abbattuto.

Il B-29

Si cerca di risolvere il problema sfruttando la tecnologia più avanzata disponibile. Il B-29 è il primo aereo a disporre di un sistema centralizzato di controllo delle armi CFCS (Central Fire Control System) o RCT (Remote Control Turret System), con quattro torrette a basso profilo telecomandate, armate con due mitragliatrici M-2 da 12,7mm. Su alcuni esemplari l’armamento della torre anteriore/superiore è aumentato a 4 armi. La torre in coda ha 2 M2 e un cannone da 20mm, spesso rimosso, o una terza M2. Vi erano cinque postazioni di tiro, ognuna con computer. Una anteriore, una superiore, due laterali e una in coda. 

I quattro mitraglieri, uno a prua e tre nella parte posteriore, in compartimenti riscaldati e pressurizzati, potevano controllare più di una torretta, attraverso una serie di interruttori, ma, generalmente, il compito era devoluto al mitragliere superiore (Central Fire Control Gunner), che coordinava le difese, grazie alla miglior visuale. Il mitragliere di coda manovrava esclusivamente la propria torretta, su un arco di 30°. I computer analogici elettromeccanici M-5 Director della General Electric usavano elettronica a valvole e relay. Molto più veloci di quelli meccanici, calcolavano singola o  doppia parallasse (per le postazioni superiore-laterali con parallasse maggiori).

Il navigatore inseriva quota barometrica, velocità e temperatura. I mitraglieri, attraverso i sistemi di puntamento, aggiungevano l’apertura alare del bersaglio per il calcolo della distanza, e due giroscopi davano la velocità di spostamento. I computer correggevano automaticamente il tiro, elaborando i parametri di temperatura e umidità dell’aria, quota, distanza e direzione stimata, anticipo, caduta di traiettoria, velocità del B-29 e stimata dei bersagli, errori di parallasse. La portata efficace delle armi era di 820 metri, il 50% in più rispetto ai B-17 e B-24. 

Contro gli attacchi frontali, il mitragliere-bombardiere controllava le torri anteriori, superiore e inferiore. Se l’attacco era dall’alto, il mitragliere superiore controllava le torrette superiori. I mitraglieri laterli potevano muovere le torri inferiori e quella di coda per coprire il settore inferiore. La comunicazione era vitale per sapere quali torrette controllava ciascun operatore. Ogni postazione aveva un “dead man switch”. In caso di morte o malfunzionamneto, il controllo della torretta passava automaticamente agli altri mitraglieri.

Ai B-29 sono stati accreditati 969 abbattimenti contro 83 perdite (10 per speronamento) in 13 mesi da Agosto 1944 ad Agosto 1945. Ma gli abbattimenti reali sono tre-quattro volte inferiori. Nella prima missione su Tokio, vengono dichiarati 7 caccia abbatuti, 18 probabili e 9 danneggiati. Le perdite reali sono di 5 aerei e 9 danneggiati. In un altro caso su 214 vittorie, le perdite giapponesi ammontano a 51 aerei. Comunque un notevole progresso. Il 75 % dei caccia nemici è stato abbattuto dalla torre posteriore, per la minor velocità di avvicinamento dei caccia nel settore caudale, che facilita il compito del computer. L’unica rimasta sui B-29B e su 17 B-29 delle serie precedenti, viene dotata di un radar di controllo del tiro, un APG-3, poi un APG-8, infine un APG-15B in banda S a scansione conica con 1800 metri di portata. Nei test l’aumento dei colpi a segno è del 300-400%, ma il radar non funziona quasi mai.

Il sistema è avveniristico ma immesso in servizio troppo presto. Accurato, quando funziona, è costoso, troppo complesso, richiede manutenzione accurata di computer e giroscopi. Le vibrazioni lo danneggiano, mandando fuori taratura le mitragliatrici. I computer, pesanti 57-91 kg, soffrono di cattiva produzione e cablaggi difettosi. I meccanici, privi di esperienza, trovano difficile sincronizzare le armi. I mitraglieri hanno poco addestramento. Spesso le torrette ruotano di 20°aprendo il fuoco e consumando tutti i 1000 colpi, problema corretto solo a gennaio 1945. Un aggiornamento consente il tracciamento automatico del movimento di un bersaglio ma, in una missione sul Giappone, 17 B-29 si ritrovano coi portelli delle stive perforati dalle 12,7mm, perché il movimento dei portelli ha attivato il fuoco degli aerei vicini.

L’efficacia rimane discutibile: le difese giapponesi sono mediocri ma a dicembre del 1944, i caccia abbattono 4-5 B-29 in ogni missione. Si inizia con la rimozione della torre quadrinata, ufficialmente per aumentare la velocità e risparmiare carburante. Poi Le May decide di passare ai bombardamenti notturni a quote medio-basse, ordinando a febbraio del 1945 la rimozione di tutte le armi ad eccezione della torre di coda, come sui nuovi B-29B.

Sicuramente i B-29 abbattono molti più caccia rispetto alle perdite, un rapporto di almeno 3:1, contro uno sfavorevole 1:2 dei B-17 nelle missioni citate. Ma le difese giapponesi non sono paragonabili a quelle tedesche. La tendenza all’abbandono delle torrette, a favore del solo armamento caudale, troverà conferma nel dopoguerra negli Stati Uniti, ma non nell’Unione Sovietica. Gli inglesi, invece, elimineranno ogni arma.

Fonti

https://www.geocities.ws/gustin_e/fgun/fgun-de.html

http://www.twinbeech.com/CFCsystem.htm

https://soc.history.war.world-war-ii.narkive.com/pVH67RB8/b-29-central-fire-control-computer

https://airandspace.si.edu/stories/editorial/defending-superbomber-b-29s-central-fire-control-system

https://theaviationgeekclub.com/heres-why-the-b-29-remote-controlled-turrets-were-worse-than-b-17-and-b-24-manned-turrets-in-protecting-the-aircraft-from-enemy-fighters/

https://forum.il2sturmovik.com/topic/58526-he-111-turret-maneuverability/

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