I Flanker cinesi

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, il seguente articolo. L’autore, Nicholas Navaro, tratta questa volta l’evoluzione dei Flanker in Cina.

I FLANKER CINESI

La lunga storia del Flanker in Cina ha inizio nel 1989. Il futuro della PLAAF (People’s Liberation Army Air Force) era rappresentato all’epoca dal programma Peace Pearl, che prevedeva lo sviluppo di una versione dello Shenyang J-8 con tecnologia statunitense, incluso il radar AN/APG-66 dell’F-16. Questo programma subì tuttavia una brusca battuta d’arresto quando gli Stati Uniti dichiararono un embargo sugli armamenti nei confronti della Cina in seguito al Massacro di Piazza Tienanmen. Per la PLAAF si rese quindi necessario cercare altrove e la soluzione, come intuibile, venne dall’Unione Sovietica. In un primo momento l’URSS si dimostrò restìa a esportare il Su-27 Flanker, all’epoca il suo aereo migliore, e offrì invece alla Cina il più limitato MiG-29 Fulcrum, già adottato in massa dai paesi del Patto di Varsavia. Sebbene il MiG fosse superiore sotto ogni aspetto a qualunque caccia cinese, la PLAAF ritenne di aver bisogno di un aereo ancora più capace, posizione di cui divenne ulteriormente convinta in seguito alla dimostrazione del potere aereo occidentale nella Guerra del Golfo. La crisi economica conseguente al crollo dell’URSS indusse Mosca ad assecondare questo desiderio e il primo contratto per la vendita del Flanker alla Cina venne firmato nel marzo del 1991.

Su-27SK/UBK

78 esemplari di questa versione furono consegnati a partire dal 1992, suddivisi in 36 monoposto SK e 42 biposto UBK. Il peso massimo al decollo venne incrementato rispetto ai modelli russi coevi a 33.000 kg allo scopo di migliorare la capacità di carico di armi aria-terra. Queste prime versioni furono utili alla PLAAF soprattutto per familiarizzare con un aereo nettamente più performante e capace rispetto a tutti gli altri caccia in servizio all’epoca in Cina, i cui piloti volavano ancora sotto il rigido controllo delle stazioni radar di terra, cosa che con il Flanker aveva il solo effetto di limitarne il potenziale in combattimento. I Su-27SK e UBK erano dotati di un RWR del tipo SPO-15LM e del radar N001E, in grado di rilevare un caccia con RCS di 3 m² a 70 km e di tracciare fino a 10 bersagli simultaneamente. L’armamento, trasportabile su 10 piloni esterni, includeva missili aria-aria R-27 ed R-73, bombe a caduta libera FAB-250 (per le quali era presente una modalità radar apposita) e pod lanciarazzi B-8M1 e B-13L; era inoltre possibile installare due pod ECM Gardenia-1FUE alle estremità alari. Un successivo aggiornamento del radar alla versione N001V ha permesso anche l’impiego del missile aria-aria ARH (Active Radar Homing) RVV-AE, variante export dell’R-77 russo.

J-11

Con questa sigla vengono indicati i Su-27SK prodotti in Cina su licenza. I J-11 furono realizzati dalla Shenyang Aircraft Corporation (SAC) a partire da kit di assemblaggio precostruiti. Questi kit erano inizialmente prodotti interamente in Russia, ma a partire dal 61esimo esemplare si cominciò a incorporare anche componentistica cinese, la quale arrivò progressivamente a costituire il 70% dei pezzi totali; i motori AL-31F continuarono però ad essere realizzati esclusivamente in Russia. I J-11 erano funzionalmente identici ai Su-27SK di origine russa e ne hanno condiviso gli aggiornamenti. Una famosa vicenda che coinvolse queste prime versioni cinesi del Flanker fu l’esercitazione Falcon Strike 2015, tenutasi sulla base di Korat in Thailandia, che vide i Su-27SK/UBK e i J-11 contrapposti ai JAS-39C/D Gripen del 701 Squadron della Royal Thai Air Force. Nei primi due giorni, dedicati al combattimento aereo ravvicinato, i Flanker riportarono una schiacciante vittoria sui loro avversari, abbattendone 25 a fronte di una singola perdita. Ciò fu dovuto principalmente alla capacità offboresight del missile R-73E abbinato all’ottica di puntamento Shchel-3UM montata su casco, che già aveva regalato parecchie brutte sorprese ai piloti NATO nelle esercitazioni contro i MiG-29A tedeschi. Per contro i piloti thailandesi disponevano soltanto del vecchio AIM-9L, completamente inferiore. L’enorme potenza motrice del Flanker gli conferiva inoltre prestazioni complessivamente superiori a quelle del Gripen (eccetto che per il rateo di virata istantaneo), rendendo lo svantaggio virtualmente insormontabile. La situazione tuttavia si rovesciò completamente nei giorni seguenti, quando si passò agli scontri aerei BVR (Beyond Visual Range): i Gripen decimarono i Flanker cinesi abbattendone 41, dieci dei quali da una distanza di 50 km, a fronte di 9 perdite. La superiorità del Gripen negli scontri a distanza fu merito soprattutto della sua avionica, molto più avanzata sotto ogni aspetto di quella del rivale, cosa che forniva ai piloti thailandesi una situational awareness di gran lunga migliore. La maggiore RCS del Flanker, la gittata inferiore del missile RVV-AE rispetto all’AMRAAM e le tattiche obsolete impiegate dai piloti cinesi contribuirono anch’esse al risultato f inale di 42-34 in favore del Gripen. Va ricordato però che i Flanker coinvolti appartenevano alle versioni meno avanzate e sarebbe un errore giudicare quelle successive come altrettanto carenti.

J-11A

Questa versione fu il primo importante sviluppo del Flanker in Cina e divenne lo standard a partire dal secondo lotto di J-11, la cui produzione iniziò nel 2002. Inizialmente impiegava il radar N001V, ma questo fu poi sostituito dal più avanzato N001VE, che introduceva la capacità di ingaggiare due bersagli contemporaneamente. Oltre ai già citati missili RVV-AE, l’armamento aria-aria si arricchì anche delle versioni a raggio esteso dell’R-27: l’ER1 a guida radar semi-attiva e l’ET1 a infrarossi; il primo offriva un tiro con gittata superiore all’RVV-AE, il secondo permetteva attacchi BVR silenziosi. Il cockpit presentava un cruscotto più moderno con due MFD. L’RWR SPO-15LM venne rimpiazzato con il russo L-150 Pastel con pannello onnidirezionale invece che a settori. Nel 2014 venne anche implementato un MAWS (Missile Approach Warning System) con quattro sensori in banda UV, due sugli impennaggi e due dietro la cabina, che coprono gli emisferi anteriore e posteriore dell’aereo.

J-11B/BS/BH/BSH

Lo sviluppo del Flanker cinese per antonomasia è iniziato nel 2002, prodotto dell’insoddisfazione della PLAAF verso l’avionica ormai obsoleta e le modeste capacità multiruolo dell’aereo, oltre che del rifiuto da parte russa di integrarvi gli armamenti cinesi e di trasferire tecnologie chiave quali i motori ed il radar. Il governo cinese ha ufficialmente riconosciuto l’esistenza del J-11B nel 2007, anno in cui sono iniziate le consegne ai reparti. Elementi centrali di questa versione, riconoscibile dal radome ridisegnato di colore nero, sono i turbofan Shenyang-Liming WS-10A Taihang ed il radar a scansione meccanica Type 1493, in grado di rilevare un caccia nemico da 150 km, tracciare fino a otto bersagli e ingaggiarne quattro contemporaneamente con missili ARH a medio raggio PL-12. Similmente al Volvo RM8 (il motore del Saab 37 Viggen), il cui design era basato sul Pratt & Whitney JT8D, il core del WS-10 è basato su quello di un celebre motore civile: il CFM56. Ha un FADEC e una struttura bialbero costituita da un compressore a 12 stadi (3 a bassa pressione e 9 ad alta pressione), un combustore anulare e una turbina a 3 stadi (1 ad alta pressione e 2 a bassa pressione). La temperatura d’ingresso in turbina è di 1423°C e la spinta con postbruciatore di 132 kN. I motori WS-10 hanno inizialmente sofferto di numerosi problemi di affidabilità, al punto che diversi aerei dovettero essere rimotorizzati con degli AL-31F cannibalizzati dai J-11A; questi problemi sembrano essere stati risolti nell’arco di due anni dall’inizio delle consegne. Il sistema di controllo del volo del J-11B è un fly-by-wire analogico di produzione nazionale. IRST ed RWR sono stati anch’essi sostituiti con sistemi derivati di fabbricazione cinese e sul “pungiglione” è presente un MAWS con due sensori in banda UV a protezione dell’emisfero posteriore. L’abitacolo è un glass cockpit con cinque MFD e un HUD olografico grandangolare. Un sistema ECM interno ha reso superflui i pod Gardenia, cosa che permette di liberare i travetti alle estremità alari per i missili a infrarossi PL-8B, versione prodotta su licenza dell’israeliano Python 3 modificata con un seeker con funzione di rigetto dei flares. Nonostante sia stato spesso scritto il contrario, sul J-11B non sono state implementate le bombe guidate cinesi e il suo armamento aria-terra è limitato a lanciarazzi e “bombe stupide” come per le versioni precedenti. La struttura è stata alleggerita grazie a un maggiore uso di materiali compositi, ma non è chiaro di quanto: a seconda della fonte, sono riportati alleggerimenti tra oltre 400 e quasi 700 kg. Dal 2016 alcuni aerei sono stati aggiornati con un sistema datalink funzionalmente simile al Link 16. La produzione è terminata nel 2018 con almeno 150 J-11B costruiti. In parallelo sono stati realizzati anche un centinaio di modelli biposto combat-capable J-11BS (S per Shuangzuo, “biposto”) con sistema di controllo fly-by-wire digitale. Le versioni basate a terra della marina cinese sono indicate come J-11BH/BSH (H per Hai, “navale”) e sono riconoscibili dalla livrea grigio chiaro, in contrapposizione a quella grigio scuro della PLAAF.

È bene a questo punto discutere brevemente alcune questioni legali relative al J-11B e a tutte le versioni ad esso successive. In breve, ogni sviluppo cinese del Flanker dopo il J-11A costituisce, almeno ufficialmente, una violazione dei termini contrattuali relativi alla licenza di produzione dell’aereo da parte di Shenyang ed è quindi da considerarsi illegale. Nello specifico, la violazione è rappresentata dall’integrazione di motori, radar e armamenti cinesi, dalla produzione di un numero complessivo di aerei, contando tutte le versioni, superiore a 200 e dalla realizzazione di varianti biposto (J-11BS e J-16) e imbarcate (J-15) non autorizzate. Va osservato tuttavia che da parte russa ben poco è stato fatto (o è stato possibile fare) per bloccare o sanzionare questo processo. Al contrario, la collaborazione commerciale e militare tra i due paesi è proseguita, come dimostrano il contratto per il Su-35 (discusso in seguito) oppure l’aereo di linea CR929. Benché ciò sia spiegabile in funzione delle dinamiche di potere tra stati e delle necessità economiche della Russia, la quale oggi non si trova certo in una posizione dominante nella sua alleanza con la Cina né può realisticamente sperare di trovarne una più vantaggiosa con altri paesi, bisogna considerare che il testo del contratto per la licenza di produzione del Flanker in Cina non è stato interamente reso pubblico, cosa che lascia ancora numerosi punti oscuri sul preciso andamento dell’intera vicenda.

J-11D

Questa versione, immediatamente riconoscibile dall’attaccatura angolata del radome, ha compiuto il primo volo il 29 aprile 2015 ed è stata considerata la più avanzata variante del Flanker al mondo. Possiede un sistema di controllo fly-by-wire digitale, motori potenziati WS-10IPE da 14.000 kgf di spinta con postbruciatore, sonda retrattile per il rifornimento in volo, due piloni subalari aggiuntivi che portano a 12 il numero di missili aria-aria trasportabili (tra cui i PL-15 a lungo raggio e i PL-10 con capacità High Off BoreSight) e avionica completamente ammodernata che include anche un radar AESA di tipo ignoto. A discapito delle numerose migliorie, il J-11D non è stato prodotto in serie; potrebbe quindi trattarsi di un banco prova per testare futuri aggiornamenti, similmente a quanto fatto in Svezia da Saab con il Gripen Demo, piuttosto che di una reale versione operativa.

J-11BG/BHG

Aggiornamento del J-11B/BH (la G sta per Gai, traducibile come “modificato” o “migliorato”). Le prime immagini di questa versione, riconoscibile dal radome grigio chiaro, hanno cominciato a circolare alla fine del 2019. Non si sa molto sui suoi sistemi; sembra sia dotato di un radar AESA, ma non è noto di quale tipo. Tra i candidati più verosimili si possono citare il KLJ-7A oppure un upgrade del Type 1493, similmente all’APG-63(V)3 dell’F-15. L’armamento aria-aria include i missili a lungo raggio PL-15, che il nuovo radar permette di sfruttare pienamente, e i missili a corto raggio PL-10, con seeker Imaging InfraRed e propulsore a spinta vettoriale; abbinato a questi è probabile sia stato integrato anche un nuovo HMD per massimizzarne il potenziale di tiro High Off BoreSight. Alcuni aerei sono dotati dei motori WS-10B Serie 03 da 144 kN di spinta con postbruciatore, il cui ugello con struttura a petali allungati ricorda quello dell’EJ200 impiegato sull’Eurofighter Typhoon.

Su-35S

24 esemplari del noto caccia russo sono stati ordinati il 19 novembre 2015. Basati a Suixi, appena a nord dell’isola di Hainan, il lunghissimo raggio d’azione (1500 km col solo combustibile interno) e la capacità di rifornimento in volo ne fanno i caccia di scorta ideali per i bombardieri Xian H-6K in missione sul Mar Cinese Meridionale. I Su-35 cinesi, spesso erroneamente indicati come Su-35K o Su-35SK, sono quasi completamente identici alla versione originale russa. Il loro sistema avionico è incentrato attorno al potente radar a scansione elettronica passiva (PESA) N035E Irbis-E, in grado di tracciare fino a 30 bersagli e ingaggiarne 8 all’interno di un settore di ±125°. Una modalità a lungo raggio permette di concentrare la potenza del radar in un cono ristretto, all’incirca equivalente alla proiezione dell’HUD, e permette di rilevare un caccia in avvicinamento frontale da 350 km oppure da 150 km in caso di inseguimento. La normale scansione permette il rilevamento frontale da 200 km, 170 in look-down. L’IRST OLS-35 può tracciare fino a 4 bersagli e localizzare un Su-30 a 90 km da ore 6 oppure a 35 km da ore 12 (per confronto, i risultati con l’originale OLS-27 del Su-27SK/J-11 erano 50 e 15 km). L’RWR è un L-150-35 Pastel con funzione di designazione per missili antiradar. Il MAWS è costituito da sei sensori UV a copertura sferica; riconosce un MANPAD da 10 km, un AAM da 30 km e un SAM di grosse dimensioni da 50 km. I Su-35 cinesi solitamente montano anche due pod ECM Khibiny-M installati alle estremità alari. Il sistema di controllo del volo è un f ly-by-wire a ridondanza quadrupla. I motori, probabilmente i componenti più interessanti per la Cina, sono gli AL-41F-1S (117S) a spinta vettoriale da 14500 kgf con postbruciatore al massimo. L’armamento aria-aria è inferiore a quello dei J-11BG e include missili IR a corto raggio R-73 o R-74 abbinati a un HMS Sura-M e missili ARH a medio raggio R-77-1, paragonabili per capacità ai PL-12.

Su-30MKK/MK2

Conclusa la parte dedicata alle varianti da superiorità aerea dei Flanker cinesi, possiamo passare a esaminare quelle ulteriormente ottimizzate per le missioni di attacco, a cominciare dal Su-30MKK. La PLAAF ha ricevuto 76 esemplari di questa versione, con consegne ai reparti iniziate nel dicembre del 2000. Il peso massimo al decollo è di 38800 kg e permette il trasporto del pieno carico bellico di 8000 kg, distribuito su 12 travetti esterni, assieme al 100% del combustibile interno. Nelle code, realizzate in fibra di carbonio, sono alloggiati due serbatoi da 280 litri. I motori sono gli AL-31F da 12500 kgf di spinta con postbruciatore, gli stessi usati sulle versioni precedenti il J-11B. L’avionica ha un’architettura aperta, cosa che facilita gli aggiornamenti, e include un sistema di controllo flyby-wire a ridondanza quadrupla. L’abitacolo è un glass cockpit con due MFD per ciascun pilota, di cui uno ingrandito per il copilota. Il radar N001VE, impiegato anche dal J-11A, include le funzioni aria-terra di Moving Target Indicator (MTI) e Ground Mapping. L’RWR è un L-150-14NU Pastel con funzione di designazione per missili antiradar; nell’IRST OLS-30 è incorporato un illuminatore laser per bersagli terrestri. L’armamento include missili aria-aria R-73E a infrarossi ed RVV-AE a guida radar attiva, missili aria-terra Kh-29T a guida TV, missili antiradar Kh-31P, missili cruise Kh-59ME a guida ibrida inerziale/TV terminale e bombe a guida TV KAB-500Kr e KAB-1500Kr. Oltre a questi è possibile installare gli stessi pod ECM Gardenia-1FUE del Su-27SK/J-11, come anche le stesse armi non guidate. Nel gennaio del 2003 la Cina firmò un ulteriore contratto per la fornitura di altri 24 aerei, questa volta appartenenti alla versione migliorata MK2 e destinati ai reparti dell’aviazione di marina basati a terra; le consegne ebbero luogo l’anno seguente. Il Su-30MK2 (riconoscibile dalla livrea azzurro chiaro in luogo di quella grigio scuro dell’MKK) è equipaggiato con il più sofisticato N001VEP, meglio ottimizzato per l’attacco marittimo e capace di ingaggiare contemporaneamente quattro bersagli aerei o due bersagli terrestri. Può inoltre impiegare i missili antinave supersonici Kh-31A con guida ibrida inerziale/radar attiva terminale. A partire dal 2015 alcuni Su-30MKK sono stati visti trasportare il pod ECM cinese KL700A, mentre gli MK2 sono stati modificati in modo da poter impiegare i missili aria-aria cinesi PL-8B e PL-12 in luogo degli R-73E e degli RVV-AE. Non è da escludere che anche gli MKK abbiano ricevuto le stesse modifiche e che siano quindi in grado di usare queste armi. Dato il loro enorme raggio d’azione (con il rifornimento in volo supera i 5000 km), i Su-30 possono assolvere ad alcuni dei compiti di attacco pesante solitamente svolti dagli Xian H-6K. Normalmente però sono visti operare come intercettori a lungo raggio sul Mar Cinese Orientale oppure come scorta ai sopracitati bombardieri H-6. E’ anche possibile che i Su-30 cinesi possano fungere da centro di comando volante e dirigere fino a 16 altri caccia tramite datalink.

J-16

Questa versione, considerabile a prima vista un ibrido tra il J-11BS e il Su-30MKK, è stata avvistata per la prima volta nel luglio del 2012 ed è entrata in servizio con la PLAAF nel maggio del 2015. La sua struttura fa uso di materiali avanzati, inclusi polimeri rinforzati con fibra di carbonio, risultando così contemporaneamente più robusta e leggera rispetto a quella dei Su-30 già discussi. Come per questi, una sonda di rifornimento retrattile è posta sul lato sinistro del muso. Le code sono più alte e l’impianto motore è basato su due WS-10B da 140 kN di spinta con postbruciatore. L’avionica è completamente rinnovata e include un nuovo IRST e un radar AESA di tipo ignoto alloggiato in un radome ridisegnato di colore grigio. L’abitacolo ha un design moderno ed è provvisto di due MFD panoramici con touchscreen. L’armamento include virtualmente ogni missile e bomba guidata di fabbricazione cinese in dotazione alla PLAAF. Per il combattimento aereo può impiegare i già citati PL-10 a corto raggio, PL-12 a medio raggio e PL-15 a lungo raggio; il J-16 è stato visto trasportare anche il nuovo missile aria-aria a lunghissimo raggio PL-17, arma probabilmente ideata per colpire HVAA (High Value Airborne Assets) come AWACS e aerocisterne tenendosi a distanza di sicurezza dai caccia di scorta. Per colpire bersagli di superficie il J-16 può impiegare missili aria-terra KD-88, antinave YJ-83K e antiradar YJ-91, oltre a bombe a guida laser LS-500J (recentemente ridesignate JG-500). È possibile che sia in grado di trasportare anche altri tipi di armamenti come dispenser di sottomunizioni, bombe bunker-buster TG-1000 o missili antinave YJ-12. L’aereo è equipaggiabile anche il pod ECM KL700A e vari pod da designazione tra cui lo YINGS-III. Almeno 220 J-16 sono attualmente in servizio, cosa che lo rende il modello di Flanker più prodotto in Cina. Gli esemplari più recenti montano i più potenti WS-10B Serie 03 da 144 kN di spinta con postbruciatore e sono designati (non ufficialmente) J-16A. In aggiunta alla capacità di coordinare altri aerei menzionata nel paragrafo dedicato al Su-30, il copilota del J-16 potrebbe essere (o essere reso nel prossimo futuro) in grado di coordinare uno o più droni con l’ausilio di un apposito algoritmo di intelligenza artificiale. Escludendo il J-20, il J-16 è probabilmente l’aereo più avanzato in servizio con la PLAAF.

J-16D

Versione da guerra elettronica del J-16, concepita come velivolo jammer da scorta. Il primo volo è avvenuto il 18 dicembre 2015. Presenta due pod ESM o ELINT alle estremità alari, molto simili agli AN/ALQ-218 Tactical Jammer Receiver dell’EA-18G Growler. Il muso accorciato potrebbe alloggiare un nuovo tipo di radar AESA. IRST e cannone sono stati rimossi per fare spazio alla suite da guerra elettronica. I motori sono i WS-10B Serie 03 da 144 kN di spinta con postbruciatore. Il J-16D è stato mostrato allo Zhuhai Airshow del 2021 con i nuovi pod da guerra elettronica RKZ930 con tecnologia AESA, ritenuti altrettanto capaci degli AN/ALQ-99; può trasportarne quattro, due sotto le ali e due sotto le prese d’aria. L’aereo è probabilmente armabile con il missile antiradar YJ-91.

J-15 (“Flying Shark”)

Nel 2004 la Cina acquistò dall’Ucraina il T10K-7, uno dei prototipi del Su-33, che era rimasto nel paese europeo dopo il crollo dell’URSS. Questo aereo fu utile a Shenyang come base di sviluppo per realizzare una propria versione navalizzata del Flanker. Denominata J-15, compì il primo volo il 31 agosto 2009. Nel novembre del 2012 ebbero luogo le prime prove di decollo e appontaggio sulla portaerei Liaoning e le consegne ai reparti aerei della PLAN (People’s Liberation Army Navy) iniziarono un anno più tardi. Il J-15 presenta numerose differenze con le versioni basate a terra del Flanker. Per ridurre la velocità di stallo, le ali (ripiegabili per contenere l’ingombro a bordo) sono sensibilmente ingrandite e munite di grossi flaperon estesi per l’intera lunghezza dell’ala con due f lap a fessura per parte, assenti sulle altre versioni. Sono inoltre presenti alette canard per ridurre l’angolo d’attacco nelle fasi di decollo e atterraggio, un carrello notevolmente rinforzato con ammortizzatori a lunga corsa e un “pungiglione” accorciato con gancio d’arresto, ma senza il tradizionale parafreno. Una sonda di rifornimento retrattile è situata nell’usuale posizione sul lato sinistro del muso. I motori sono gli AL-31F russi, ma l’avionica è la stessa del J-11B, da cui attinge anche per le tecniche costruttive con materiali compositi, cose che rendono il J-15 sensibilmente più avanzato del Su-33 di cui viene spesso considerato a torto una mera copia. L’armamento, trasportabile su 12 travetti esterni, include principalmente missili aria-aria nella nota combinazione PL-8B/PL-12 e missili antinave YJ-83K, ma sono stati visti anche missili antiradar YJ-91 e missili ariaterra KD-88. Può anche trasportare in posizione ventrale il pod “buddy” da rifornimento in volo UPAZ-1A, cosa che permette a un J-15 di agire da aerocisterna in miniatura per altri caccia. Più di 60 J-15 sono attualmente in servizio con la PLAN. Gli esemplari più recenti sono dotati di non meglio specificati aggiornamenti e vengono indicati con la sigla (non ufficiale) J-15A. Nel 2016 ha volato la versione sperimentale J-15T con un carrello compatibile con portaerei di tipo CATOBAR.

J-15S

Versione biposto del J-15. Differisce dall’omologo russo Su-33UB per la configurazione a due posti in tandem invece che affiancati. A differenza del J-15 impiega i motori WS-10 invece degli AL-31F. Non è chiaro se questa versione sia stata pensata per la conversione operativa degli equipaggi, per missioni di attacco (similmente all’F-18F Super Hornet) o come banco prova per il successivo J-15D. Considerato che il J-15S non è stato prodotto in serie, la terza opzione pare essere la più probabile.

J-15D: (nota: nelle designazioni J-16D e J-15D, la lettera D sta per Diànzî, traducibile come “elettronico”)

Versione biposto da guerra elettronica del J-15, probabile controparte cinese dell’EA-18G Growler. Il primo volo è avvenuto il 25 ottobre 2016. Presenta pod ESM o ELINT alle estremità alari simili a quelli del J-16D. Come per il J-16D, IRST e cannone sono stati rimossi e il radome accorciato, cosa che suggerisce l’uso della stessa avionica; è stato visto equipaggiato anche con gli stessi pod ECM.

J-15B

Versione di produzione del J-15T. Presenta lo stesso muso del J-11D, cosa che suggerisce l’impiego del medesimo radar AESA. L’armamento aria-aria include i già citati PL-10 a corto raggio e PL-15 a lungo raggio. L’impianto motore è stranamente ancora basato sugli AL-31F, sembra a causa di una maggior sensibilità dei WS-10 alla corrosione salina. Il J-15B può operare sia dalle portaerei di tipo STOBAR (con ski-jump e cavi d’arresto) Liaoning e Shandong che dalle portaerei di tipo CATOBAR (con catapulta e cavi d’arresto) come la Fujian, dove complementa il più avanzato Shenyang J-35.

Fonti

 “Red Dragon Flankers” (Andreas Rupprecht). 

 “What we know about Chinese Flankers” (intervista del sito Hushkit allo stesso Rupprecht)

“I Flanker di Shenyang” (Salvatore Montagna, pubblicato su AresDifesa)

“I Big Sukhoi cinesi” (Sergio Coniglio, pubblicato su RID).  

2 thoughts on “I Flanker cinesi

  1. Grande articolo! Soprattutto si capisce quanto sia incasinata la famiglia dei flanker tanto in Cina quanto in Russia. Se mi ricordo la metà delle varianti è già tanto…

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