I discutibili programmi delle Forze Armate italiane nel dopoguerra

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“Quell’aereo non ti appartiene, è dei contribuenti !”

Si potrebbe prendere questa frase di un film famoso per notare quanta differenza di vedute vi sia oltre oceano a proposito delle spese per la difesa.

L’Italia, fin dai tempi del fascismo, si è imbarcata in programmi assurdi, molti superflui, al solo fine di accontentare le varie ditte nazionali, accontentandosi di prodotti spesso mediocri, come i CR-42 e i G-50. Non è neppure mancata la produzione di mezzi messi in concorrenza ma poi prodotti comunque, per i soliti motivi. Possiamo ricordare il caso dei G-55, Mc-205 e Re-2005. L’Italia, lo sappiamo, non butta via mai nulla, così anche chi ha perso un concorso può sempre sperare in un “ripescaggio”. Vedremo di portare alcuni esempi di questo modo, tutto italiano, di acquisire materiali e commesse per la difesa.

      Articolo 11 della Costituzione

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;”

Questo articolo viene spesso citato per contestare gli interventi armati del nostro paese e le acquisizioni di nuovi sistemi d’arma. Chi lo cita dimentica che lo stesso prosegue:

“consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Con il che i nostri Padri fondatori hanno lasciato aperta la “porta di servizio” ad ogni possibile interpretazione. Ecco perché ci troviamo nella NATO, ed ecco perché partecipiamo a ben 45 missioni internazionali con un aggravio economico non indifferente. E’necessaria questa premessa per comprendere che alcune scelte sono state dettate non da reali necessità ma da accordi internazionali, sovente discutibili.

F-104S Starfighter

La scelta dell’F-104 ha spesso sollevato polemiche, è necessario, però, ricordare il periodo storico che l’ha determinata. Avremmo potuto prenderci gli F-4 Phantom, aerei giudicati troppo complessi e costosi (ma poi abbiamo preso i Tornado). Al concorso per il nuovo caccia della NATO erano presenti dieci velivoli diversi, tra questi l’F-104 che, politicamente parlando, era però avvantaggiato, ed era già stato selezionato da altri paesi. La scelta della variante G, sviluppata appositamente, ha permesso l’acquisizione di un aereo in grado di effettuare missioni di caccia-ricognizione e attacco nucleare ognitempo. Ma non è questo l’argomento.

Nel 1975 l’apparizione dell’F-16 ha permesso il rinnovo della dotazione aerea di molti paesi della NATO, già utilizzatori di F-104. Ma l’Italia ha pensato bene, anzi male, di non aggregarsi agli altri paesi per la produzione del nuovo caccia, visti anche gli impegni col programma Tornado.

E la sostituzione dell’F-104 è slittata dato che, nel frattempo, era entrata in servizio la variante S. La capacità operativa dei 104 armati di missili AIM-7 era molto limitata, così si è pensato di introdurre il missile Aspide, con il programma ASA-1 per 140 aerei, costoso (600 miliardi), lunghissimo e mai soddisfacente, unito ad un radar di scarse capacità. Ma i missili Aspide sono arrivati solo nel 1991, col programma ASA-2. Quando le cellule hanno cominciato ad accusare gli anni, si è pensato di prendere in leasing 24 Tornado ADV, a loro volta sostituiti con 34 F-16ADF, continuando nel contempo l’aggiornamento carissimo degli Starfighter col programma ASA-M per 64 aerei, nell’attesa dei Typhoon. Se avessimo preso, semplicemente, gli F-16 ?

Panavia Tornado IDS 

Anche in questo caso non è l’aereo da condannare. L’Italia era alla ricerca di un valido intercettore. Scriveva Sgarlato nel 1980: “La specifica richiedeva un monoposto, armato con missili ognitempo a medio raggio e… si parlò anche di un numero di Mach limite vicino a 2,6. Questo paese si trovò poi ad avere in linea un validissimo ed avanzatissimo bombardiere a bassa quota, biposto, pesante 26,5 tonnellate e armato di missili aria-aria a raggi infrarossi !”

L’Italia ha acquistato la bellezza di 100 Tornado a 50-60 miliardi di lire l’uno (di allora !). Un aereo di ottime capacità disegnato sulle esigenze di altri paesi, con ben altre risorse. Oneroso come costi d’esercizio e superfluo per molte missioni. E poi ci lamentiamo  dell’F-35 ? I Tornado, in termini reali, ci sono costati molto di più. Se ne avessimo presi solo 50 ? Se non altro abbiamo prodotto componenti per l’intera produzione del velivolo, venduto anche all’estero.

Panavia Tornado ADV

Come visto sopra, il leasing dei Tornado ADV è stato una sciocchezza. L’aereo era adatto alla difesa del Regno Unito, anche lì fino a un certo punto. Il decollo su allarme era solo teorico (20 minuti), la velocità di salita e l’accelerazione erano penose. Avrebbe dovuto incrociare ad alta quota pattugliando larghe zone di mare, con motori inadatti e senza i missili Phoenix del più potente F-14. Inserirlo nel quadro difensivo dell’Italia avrà messo a dura prova i nostri piloti, ma molto di più le finanze dei contribuenti, con 600 miliardi per un leasing di 10 anni. Senza risolvere alcun problema, anzi aggravando la catena logistica, visto che l’ADV era diverso dall’IDS quasi in tutto.

F-16ADF

Il loro leasing, negoziato nel 2001, è stato di 777 milioni di dollari (pari a 850 milioni di euro). A questi vanno però aggiunti 33 milioni di euro pagati nel 2004 al Regno Unito per il recesso anticipato del leasing dei 24 Tornado ADV. Finanza creativa…

AMX Ghibli

L’Italia col G-91 è riuscita nell’impresa di vincere un concorso NATO. L’aereo non ha avuto un grande successo, complici le scarse capacità belliche e il mancato rispetto degli accordi da parte della Francia. Il sostituto G-91Y è arrivato tardi e, pur migliorato, non è stato in grado neppure di raggiungere la stessa diffusione.  La sostituzione dei G-91 si è infine fatta pressante, dovendo affiancare ai Tornado un aereo meno complesso per missioni meno impegnative, a controprova che il Tornado non era adatto alle nostre esigenze. Nel 1988 sono entrati in servizio i primi Ghibli. Gli aerei, equipaggiati con un motore inadatto, hanno presentato notevoli problemi tecnici e di progettazione fino al 1996, e solo di recente hanno raggiunto una buona affidabilità. Paragonabili agli A-7 Corsair II di venti anni prima, sono costati 40 miliardi l’uno e ci si chiede ancora se sia stato denaro speso bene. In un mondo pieno di velivoli ricondizionati di buone prestazioni, non sarebbe stato male risparmiare qualcosa.

A-129 Mangusta 

Ecco un elicottero buono, nato con diversi difetti. Avrebbe potuto vendere bene all’estero, in un periodo di assoluta mancanza in Europa di un elicottero paragonabile al Cobra ma, per diverse ragioni, così non è stato. Per un elicottero un’arma anteriore automatica è essenziale. I nostri progettisti se ne sono dimenticati e solo molti anni dopo si è finalmente montato un cannone da 20mm in una installazione alquanto raffazzonata. Inoltre il montaggio iniziale dei soli missili TOW lo ha reso poco appetibile. Si è tentata la modernizzazione, con filtri antisabbia, soppressori di infrarossi, disturbatori ecc. Troppo tardi. Ma ne abbiamo venduti parecchi alla Turchia. E allora perché non fare un Mangusta 2 ? I primi tre prototipi costeranno 487 milioni di euro, ma il programma prevede 48 elicotteri.

G-222/C-27

Un aereo da trasporto buono, più piccolo di un C-130, con la metà della capacità di carico ma che… (sorpresa) costa di più ! E’ stato proprio il costo a frenare le vendite all’estero e a farci perdere molte commesse. Gli Stati Uniti, è vero, non hanno rispettato le previsioni di acquisto ma avevano qualche buona ragione  di bilancio per farlo: i costi di esercizio elevati, stimati il 50 % maggiori di quelli di un C-130, probabilmente per le minori capacità di carico.

SIDAM 25 

La difesa aerea delle unità dell’Esercito ha sofferto per molti anni una lunga crisi, essendo dotata nel dopoguerra solo di vecchi cannoni Bofors 40L/70mm e quadrinate da 12,7mm. Era necessario un mezzo paragonabile agli Shilka sovietici, mobile, blindato, con cannoni automatici a tiro rapido e radar di puntamento. Ed ecco apparire il Gepard con cannoni da 35mm a controllo radar, un mezzo all’avanguardia. Ma l’Italia ha ottimi progettisti e così pensa di realizzare qualcosa risparmiando. Si decide di montare sullo scafo degli antiquati M-113 una torretta con 4 pezzi da 25mm, buone armi, sia pure dalla portata scarsa,  ma… non si monta il radar ! Come se non bastasse se ne comprano ben 275 (sui 350 richiesti !). Uno ogni 5 carri armati, un assurdo. Con una spesa di 800 miliardi di lire. Spendendo la metà si sarebbero potuti comprare Gepard in numero più che sufficiente.

Otomatic

Un mezzo discreto, che montava un cannone da 76mm e un radar. Avrebbe potuto colpire gli elicotteri avversari a grande distanza. L’idea era sbagliata e il mezzo aveva molti difetti. Il Tunguska, armato di missili e cannoni, era molto più rispondente. In ogni caso se fosse stato adottato allora, al posto del SIDAM, avremmo avuto un mezzo avanzato ognitempo, in numero adeguato e spendendo meno, pur al costo di 6 miliardi di lire l’uno. E avremmo potuto aggiornarlo, con proiettili guidati. Invece è rimasto un bel progetto.

VCC-1 Camillino

Invece di rivolgersi alla produzione estera, erano disponibili i Marder, abbiamo trasformato i vecchi M-113 in un mezzo quasi identico ma più pesante, con minori capacità di trasporto e movimento, non più anfibio e sempre debolmente protetto. Un fiasco, prodotto in quasi 600 pezzi. A cui si è pensato di affiancare, naturalmente per la carenza di fondi, altri 1200 VCC-2, sempre ricavati per modifica dei vecchi M-113.

 

Sommergibili classe Sauro

Frutto di un progetto tecnologico della fine degli anni ’60, erano già parzialmente superati al tempo della costruzione, poco efficienti e inaffidabili, con avarie continue a batterie e generatori. Sono stati vittima di numerosi, pericolosi incidenti.  La storia dei Sauro è ancora tutta da scrivere, gli episodi sono stati secretati, visti gli interessi in gioco. I siluri previsti, gli A-184, sono stati installati solo in seguito e non erano certo all’avanguardia. Gli ultimi Sauro sono costati 600 miliardi di lire l’uno.  

C-1 Ariete 

L’Italia è stata in passato un ottimo cliente per i tedeschi, avendo avuto in servizio oltre 900 Leopard 1. Con l’arrivo del nuovo Leopard 2, sembrava logico e razionale acquisire il nuovo mezzo e una richiesta per 300 carri era stata avanzata. Ma perché seguire la logica se si può fare tutto in casa buttando altro denaro ? Ed ecco l’Ariete. Un carro “moderno” che messo a confronto coi mezzi attuali si piazza all’ultimo posto. Naturalmente è costato caro (6,5 miliardi di lire, poi 4,4 milioni di euro l’uno). E già si pensa all’ammodernamento, al costo di altri 5 milioni l’uno per 200 carri.

VCC-80 Dardo

Con l’Italia già impegnata nei programmi Ariete e Centauro, qualcuno ha pensato bene di realizzare  un mezzo per trasporto truppe poco protetto, con scafo in alluminio ma pesante 24 tonnellate, già obsoleto in partenza e non aerotrasportabile sui C-130. Giunto ai reparti 20 anni dopo il periodo previsto, è afflitto da un sistema frenante continuamente guasto, ma si cerca ancora di mantenerlo operativo.  Non è paragonabile alla produzione estera e i pochi esemplari prodotti ci sono costati un occhio, da 1,6 miliardi di lire inizialmente a 2,7 milioni di euro per gli ultimi. Ne abbiamo 200.

Centauro 2

La Centauro 1 è un caccia carri ruotato. Pur pesando 24 tonnellate, non può competere con un carro pesante e neppure le viene richiesto. Dovrebbe attuare tattiche da imboscata. Bene. Quello che non è chiaro è perché dover sviluppare una Centauro 2 con cannone da 120mm per i medesimi compiti, con un peso ormai arrivato a 30 tonnellate e al costo di quasi 11 milioni di euro al pezzo… quando la linea carri (quelli veri) lascia a desiderare. Con l’idea di acquistarne 136.

VBM Freccia

Quello che non è chiaro a proposito del Freccia è perché, per trasportare una squadra di fanti, si sia realizzato un mezzo che costa più di un carro da battaglia. Per 250 esemplari si sono spesi 1,5 miliardi di euro ! Ma il totale ha raggiunto i 630 mezzi. Lo sfruttamento di un concetto simile a quello della Centauro avrebbe potuto, e dovuto, offrire dei vantaggi. Sembra proprio che non si riesca a risparmiare un centesimo. Senza contare l’insufficiente protezione del mezzo. Ma occorre garantire all’Iveco un ulteriore contratto di 264 milioni per 30 mezzi (8,8 milioni di euro l’uno).

M-345

Per la serie “a volte ritornano”, ecco una vecchia conoscenza, il SIAI S-211. Nato come addestratore non ha avuto molto successo, a cominciare dalla mancata acquisizione proprio in Italia. Modificato come M-311 e poi M-345 non è al livello di un Alpha Jet o di un Hawk. Tentare di proporlo, quando era già presente l’MB-339 è stato un errore. Siccome non si butta via niente, rieccolo in una nuova veste, questa volta a fare concorrenza all’M-346. Perché due programmi ? E soprattutto: vogliamo renderci conto che dare un nome ad un aereo ha la sua importanza ? Che riempire di sigle (simili poi !) ricorda la serie Alfa Romeo ? Alla fine lo adotteranno le Frecce Tricolori, che sostituiranno gli MB-339 con un aereo ancor meno prestante. In caso di guerra, il velivolo potrà essere armato con ben 1000 kg di bombe e razzi (?), peggiorandone ulteriormente le prestazioni, al livello di un caccia della Seconda Guerra mondiale.

338 milioni di $ per 13 aerei, 26 milioni di $ l’uno, ma ne compreremo molti di più, dalla ditta Leonardo, la vecchia Finmeccanica che ha cambiato nome, mettendone uno fuori luogo.

M-346 Master 

L’Italia dopo il successo dell’MB-326, non è riuscita a vendere altrettanto bene il successore MB-339, inferiore ai concorrenti. E poi ? E poi basta, visto che l’attuale M-346 altro non è che il russo Yak-UTS poi Yak-130. A dimostrazione che, se non si investe in innovazione, almeno nel settore degli aerei d’addestramento, si rimane presto indietro. L’aereo si ritrova a concorrere con l’M-345, viva la fantasia delle sigle ! Una gestione perfetta delle risorse. L’aereo è superiore al concorrente, che gli è stato, però, preferito. Ma intanto ne abbiamo comprati 18, per attrezzare un secondo sito addestrativo, al costo di quasi 50 milioni di euro al pezzo. Almeno ne abbiamo venduti 30 ad Israele che, logicamente, non ha preso gli M345.

Una curiosità: il nome scelto non ha rispettato il regolamento del concorso. Strano…No, mica tanto. 

Pattugliatori Polivalenti d’Altura 

Siamo riusciti nell’impresa di realizzare delle navi davvero interessanti. Avranno tre versioni: light, light plus e full. Manca l’elefantino blu. Solo alcune avranno l’armamento completo, le altre avranno solo la predisposizione. Se ci saranno i fondi. Le missioni di queste navi sono al passo con le esigenze dei conflitti odierni e così le dotazioni. Cioè: salvaguardia dell’ambiente marino, ampi spazi per capacità ospedaliera e abitativa, trasporti umanitari, mezzi anti-inquinamento, 173 posti letto, capacità di fornire acqua potabile  e corrente elettrica a terra… La guerra non è contemplata. 

5,4 miliardi di euro per 7 navi. Però in versione full avranno pure… (appena) 16 missili Aster, ma in tre modelli diversi ! Certamente scaricando qualche modulo “vitale” dei precedenti. Come navi da crociera sono perfette e poi hanno qualcosa che le rende uniche: il rostro in stile trireme greca. 

Piaggio P.1HH HammerHead

Della serie “non ci serve ma dobbiamo prenderlo per salvare (1000) posti di lavoro”. Costosissimo, è un velivolo da ricognizione senza pilota derivato dal Piaggio 180 Avanti, un aereo elegante, certamente non adatto ad una conversione. Non risponde alle esigenze dell’Aeronautica ma a quelle degli Emirati, ed è pieno di difetti. Che dire ? Se tutti coloro che hanno una impresa a rotoli potessero affidarsi al governo per ottenere commesse, dove andremmo a finire ? Esatto: ci stiamo finendo dritti. Con un finanziamento previsto di quasi 800 milioni.

EF-2000 Typhoon 

Il programma per il miglior velivolo di quarta generazione si è trascinato per decenni, ed è costato così tanto, 21 miliardi di euro, che il costo reale per singolo velivolo è censurato. Ma va ben oltre i 100 milioni di euro al pezzo, visto che l’Italia ha 96 Typhoon. Certo abbiamo acquisito know-how, come ai tempi del Tornado, e un certo ritorno economico c’è stato. La gestione dei programmi internazionali va sempre così, sono sempre molto costosi. E’ stato tale il ritardo accumulato che l’aereo è già considerato poco rispondente alle minacce attuali e gli aggiornamenti previsti non sono mai arrivati.

F-35 Lightning II 

Sull’aereo, niente da dire. E’ il più moderno in servizio. Ma, per le nostre finanze, 90 velivoli a 100 milioni di euro l’uno, a cui vanno aggiunti i costi enormi di mantenimento, operatività e addestramento, 12 miliardi in tutto, magari sono stati un azzardo. Anche se, tutto sommato, risulta quasi economico, rispetto ai precedenti. A cosa ci serve ? A fare le missioni all’estero, altro tema dolente. I posti di lavoro prodotti sono pochi, ma moltissimo denaro è andato per finanziarne lo sviluppo, quando avremmo potuto tranquillamente attendere un velivolo “maturo”, magari acquistandone la metà. O rinunciando alle missioni all’estero e mantenendo in linea i Typhoon. Come se non bastasse, lo abbiamo preso in due varianti differenti, per le quali l’Aeronautica e la Marina stanno litigando da tempo. Cosa se ne farà poi l’Aeronautica di un caccia a decollo verticale ? Serve senz’altro alla Marina per armare le due portaerei. Oltre alla portaeromobili Trieste, una nave anfibia grande come una Tarawa, di cui c’era certo bisogno.

Tempest

Come se non bastasse, l’Italia è entrata nel progetto inglese per il nuovo caccia di sesta generazione europeo, che diventerà un pozzo senza fondo come i precedenti. L’Europa, infatti, pretende di “saltare” una intera generazione, con le relative tecnologie ancora tutte da sviluppare. Il Regno Unito e la Svezia si sono già impegnati per un totale di oltre 4 miliardi di Sterline, l’esborso italiano non potrà essere inferiore ai 2 miliardi di euro, solo per la fase di studio preliminare. Si può facilmente azzardare un costo 10 volte maggiore a regime, e poi seguirà l’acquisto… 

Missioni all’estero 

Ne abbiamo 45 (!) con 7400 militari. Nel 2019 le missioni militari italiane nel mondo sono costate 1 miliardo e 428 milioni di euro, di cui 1 miliardo e 56 milioni di costi per le missioni e 372 milioni di spese generali di supporto. Si perché  ogni anno la Difesa spende decine di milioni di euro in appalti a compagnie private che forniscono servizi di trasporto aereo. Un salasso il cui scopo sarebbe aumentare la nostra reputazione all’estero… Sì, come no ! Abbiamo visto.

Alitalia

E’ fuori argomento, ma una nota almeno ci vuole. Finora il salvataggio ci è costato 10 miliardi di euro, salvataggio mancato visto che l’affondamento è solo rinviato. La domanda sorge spontanea:  Se invece di Alitalia si fosse chiamata Itavia ? Ovviamente lo facciamo per salvare posti di lavoro. Peccato che se avessimo distribuito 5 miliardi di euro ai dipendenti Alitalia, oggi sarebbero a godersi la vita e noi avremmo risparmiato 5 miliardi.

Perché,  a ben vedere, il problema dell’Italia non è la mancanza di denaro, ma l’esatto contrario: ce n’è anche troppo…

Fonti

http://xoomer.virgilio.it/ramius/Militaria/agenzia_industrie_difesa.html

https://www.lenius.it/missioni-militari-italiane-nel-mondo/

https://www.agi.it/fact-checking/militari_italiani_estero_numeri-6529909/news/2019-11-12/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/15/difesa-flotta-allavanguardia-ma-per-i-trasporti-aerei-si-affida-ai-privati/814606/

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1995/07/05/Cronaca/AERONAUTICA-CONSEGNATO-IL-PRIMO-TORNADO-ADV_192400.php

https://www.modelingtime.com/caro-vecchio-spillone-f-104-asa-m-dal-kit-hasegawa-in-scala-172/

https://it.wikipedia.org/wiki/Peace_Caesar_F-16_program

https://www.linkiesta.it/it/article/2013/09/10/f35-contro-eurofighter-la-vera-storia-di-una-guerra/16294/

https://www.leonardocompany.com/it/products/m-345

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-litalia_acquista_13_jet_da_addestramento_m345_prodotti_da_leonardo/27922_28917/

https://www.agoravox.it/Non-solo-caccia-F-35-costi-e-bluff.html

https://it.insideover.com/guerra/perche-litalia-vuole-modificare-progetto-dei-nuovi-pattugliatori-daltura.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/11/12/armi-parlamento-da-lok-allacquisto-di-tank-ed-elicotteri-dattacco-per-1-miliardo/3186268/

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2 thoughts on “I discutibili programmi delle Forze Armate italiane nel dopoguerra

  1. La seguo sempre con interesse, qui e sul forum, ma giuro questo articolo non sembra nemmeno suo! Per carità ogni tanto fa bene dire delle verità fuori dai denti e trovo molto interessante anche questo articolo, che certo non è molto diplomatico.

    1. Lo confesso, non sono stato molto diplomatico, persino ironico. Ma, alle volte, è necessario vedere il rovescio della medaglia. Alcuni di questi programmi hanno avuto molti lati positivi, è necessario però che l’Italia inizi a rivedere molte delle posizioni assunte finora in ambito nazionale e internazionale. Gli sprechi sono stati enormi !

      E’facile parlare bene di questo e di quello, osannare le capacità dell’industria e l’inventiva nazionale, che sicuramente ci sono. Abbiamo alcuni settori di eccellenza, come la guerra elettronica e l’addestramento del personale. Ma una corretta gestione delle risorse non può prescindere da un controllo sulle voci di spesa. L’iniziativa industriale è bene accetta, finchè non sottrae fondi a pioggia da un bilancio statale già in rosso.

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