MBB AS-34 Kormoran

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Il programma per un missile antinave franco-tedesco è iniziato nel 1964, basato sul progetto AS-34 della Nord Aérospatiale. Dopo una iniziale collaborazione, nel 1967, tra la Bolkow (poi MBB) e la Nord Aviation (poi Aerospatiale),  la Francia ha preferito dedicarsi al programma Exocet, lasciando alla MBB (Messerschmitt-Bölkow-Blohm) lo sviluppo del missile, chiamato Kormoran. Molte ditte francesi hanno comunque continuato la collaborazione per fornire il radar e il motore. Il contratto di sviluppo è stato firmato nel 1968 e, fino al 1974, la MBB ha eseguito 50 test, anche sugli  F-104G, con diverse prove in volo. Nel 1975 è partita la produzione pilota e sono iniziati i test operativi. Dopo la risoluzione di diversi problemi, alla fine del 1976 è stato siglato il contratto di produzione per 350 Kormoran e 56 installazioni sugli F-104G. A settembre del 1977, quattro missili sono stati lanciati con successo, raggiungendo il requisito di almeno 4 positivi su 7 lanci. Gli F-104 hanno raggiunto l’IOC col missile nel 1978.

Kormoran 1

Progettato per l’attacco antinave, poteva essere impiegato anche contro obbiettivi terrestri. Lungo 4,4 metri, con un diametro di 34,4 cm e una apertura alare di 1 metro, pesava 600 kg. Le ali erano a freccia, le superfici di controllo in coda. La velocità di lancio minima era di 0,6 Mach. Considerato inferiore ad altri missili antinave, era in realtà più adatto ad operare nel Baltico, zona piena di isole, con forte clutter. I velivoli, a bassissima quota e alta velocità, avrebbero attaccato i bersagli a breve distanza per evitare di colpire navi amiche. Il missile aveva tre modalità:

A) Range-Bearing (distanza-direzione): l’F-104G si avvicinava a bassissima quota per evitare il rilevamento. Effettuato un pop-up, il bersaglio veniva acquisito col radar NASARR F15N-A. Il sistema INS Litton LN-3 forniva i dati di assetto, posizione e velocità all’unità NUG-B (Navigation Support Unit) che, eleborati, li inseriva nel computer del Kormoran. Raggiunto il punto di lancio, a 20 km dal bersaglio e 30 metri di quota, il caccia si disimpegnava fuori del raggio delle difese.

B) Radar lock-on: a corto raggio il missile veniva agganciato col radar del vettore e lanciato, oppure attivava il proprio radar immediatamente. 

C) Bearing (visual): il pilota poteva decidere di non attivare il radar di bordo, per non allertare il bersaglio, optando per la guida ottica, col sistema di puntamento del caccia, trasmettendo i dati al missile. Il radar del missile si attivava subito. Utile in ambiente saturo di ECM o in caso di malfunzionamento del radar del vettore.

Al lancio 2 booster SNPE Prades a propellente solido da 2750 kg/sp ognuno per 1 secondo, acceleravano il missile alla velocità di crociera di 0,9 Mach. Seguiva l’accensione del sostentatore SNPE Eole IV a propellente solido da 282 kg/sp per 100 secondi che assicurava una portata di 23 km a bassissima quota e 30-37 km lanciato da 9000 metri. Il missile scendeva a 15-20 metri d’altezza, quota di crociera, con guida inerziale INS SFENA/Bodenseewerk e radar altimetro TRT, che controllavano posizione e guida a metà traiettoria per la correzione della rotta.

In fase terminale,  a 5-7 km dalla posizione prevista del bersaglio, un radar Thomson-CSF R.E.576 modificato a due assi, dotato di ECCM, in modalità passiva captava i segnali emessi dal bersaglio (radar o ECM) e guidava il missile contro la nave. Se non riceveva segnali, si attivava, iniziando la scansione. Eseguito l’aggancio e la correzione di traiettoria, scendeva ulteriormente a 2-5 metri d’altezza, per colpire la nave poco sopra la linea di galleggiamento. La testata MBB, semiperforante ad alto esplosivo di 165 kg, era dotata di spoletta a impatto ritardata, per consentire la perforazione di 90mm d’acciaio prima dello scoppio, 4-6 metri dentro lo scafo. Era composta da 56 kg di alto esplosivo circondati da due file di cariche P di forma ellittica (16 in tutto) che al momento dello scoppio esplodevano radialmente a 2-3000 m/s penetrando fino a 7 paratie interne  della nave.

La produzione del Kormoran 1 è terminata nel 1987, con 583 esemplari al costo di 536000 $ l’uno, poi calato a 348000-450000 $ nel 1987. La Germania ha ricevuto l’ultimo missile nel 1983. L’Italia ne ha acquistati 60 a metà degli anni ‘80. L’F-104G ne portava due, i Tornado quattro, sotto la fusoliera e le ali. La Boeing ha acquisito la licenza di produzione, per un impiego sugli S-3 Viking, previsti anche per la Germania, ma troppo lenti per impiegarlo con efficacia.

Kormoran 2

Nel 1983 la MBB ha rivelato lo sviluppo del Kormoran 2, pur essendo già impegnata con l’Aerospatiale nel progetto ANS (Anti-Navires Supersonique). I test del 1985 hanno verificato le prestazioni del radar e l’integrazione sugli aerei, con i lanci tra il 1986 e il 1987, completati l’anno dopo con una seconda serie di test e il primo contratto di produzione. Il missile è entrato in servizio sui Tornado tedeschi nel 1991, in 175 esemplari. Il Kormoran 2 manteneva forma e dimensioni del precedente, ma il peso passava a 630 kg. Aveva quattro modalità di lancio:

A) silent:  il bersaglio era acquisito oltre il massimo raggio d’azione e il missile veniva lanciato senza  ulteriori trasmissioni radar;

B) radar: la posizione dell’obbiettivo era inserita o aggiornata dal radar del vettore al lancio;

C) visual: a corto raggio o in caso di malfunzionamento dell’avionica;  Il radar del missile poteva essere attivato subito.

D) offset: i dati sul bersaglio venivano trasmessi via data-link al lanciatore da fonte esterna, per esempio un pattugliatore marittimo.

Nel processore MBB MODUS, prima del lancio, venivano inserite le coordinate dell’aereo e del bersaglio. Era possibile il lancio multiplo. Il missile impiegava il nuovo booster Bayern Chemie con 4 scarichi, con impulso di 6424 kg, per l’uso da pattugliatori marittimi lenti, come gli Atlantic.

L’impulso maggiore aumentava la velocità a Mach 1 al lancio e permetteva di ritardare l’accensione del motore Aérospatiale SNPE Eole IV, con durata aumentata a 115 secondi, finché il missile non fosse calato a Mach 0,95. La planata ad alta velocità aumentava il raggio d’azione, da 35 km a bassissima quota fino a 55-60 km ad alta quota. Durante il volo il missile sfruttava i dati INS e quelli del radar-altimetro TRT AHV-14 per mantenere la rotta fino alla fase terminale, evitando il rilevamento e limitando il tempo di reazione del bersaglio. Poteva essere programmato per seguire punti prefissati lungo il percorso.

15-20 secondi prima dell’impatto, attivava un nuovo radar digitale Thomson-CSF con discriminazione migliorata, per facilitare l’acquisizione e la scelta del bersaglio, con ECCM molto più avanzate, riprogrammabili per nuove minacce. Il radar, con un volume ridotto del 40 %, pesava la metà del precedente. L’elettronica digitale, al posto della analogica, e l’INS strapdown, più compatto, hanno permesso di aumentare del 40 % la testata che, di disegno simile, pesava 220-235 kg, di cui 85 kg di esplosivo. Aveva una nuova spoletta e due gruppi di 9 cariche EFP auto forgianti che penetravano fino a 12 paratie.

Nel 1988, il Cap. G.Carrusci ha detto che, durante un’esercitazione in Sardegna, un Tornado avrebbe lanciato un Kormoran 2 con testata all’uranio impoverito, come riferitogli da ufficiali tedeschi. E’ possibile si sia trattato di un esperimento.

Fino al 1998 sono stati prodotti 225 Kormoran 2 al costo di  476500-575000 $ l’uno, solo per la Germania ma compatibili coi lanciatori precedenti. Sono stati radiati nel  2012, perché le cellule erano ormai invecchiate, senza un sostituto, essendo ormai decaduta la minaccia sovietica sul Baltico.

Fonti

Rockets & missiles (B. Gunston)

International Electronic Countermeasures Handbook (Horizon House)

https://fdra.blogspot.com/2014/11/ashm-mbb-as-34-kormoran.html?m=0

https://www.forecastinternational.com/archive/disp_old_pdf.cfm?ARC_ID=1081

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