Almaz S-200 Angara/Vega/Dubna (SA-5 Gammon)

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In caso di conflitto con le potenze occidentali, la difesa aerea dell’Unione Sovietica avrebbe dovuto arginare gli attacchi dei bombardieri B-52 e Vulcan, armati con missili da crociera, oltre che dei supersonici B-58. E all’orizzonte già si profilava il B-70 da Mach 3… Era vitale sviluppare un missile terra-aria dalle prestazioni eccezionali, in termini sia di velocità che di raggio d’azione, dato che i missili S-25 Berkut e S-75 Dvina erano limitati a 50 km. Ma il primo tentativo, col bistadio V-400 (5V11) del sistema Dal (SA-5 Griffon), si è rivelato un fallimento.

Nei primi anni ’60 è iniziato lo sviluppo del nuovo missile S-200 Angara, a seguito di un requisito del 1958, presto ridenominato in occidente SA-5 Gammon. La necessità di un potente booster avrebbe allungato troppo il missile, così si è ricorsi all’impiego di booster esterni di minori dimensioni attorno al corpo del missile, soluzione seguita anche nel Regno Unito col Bloodhound. Ciò nonostante, il missile è risultato imponente e complesso. E ha richiesto uno sviluppo prolungato, da parte degli uffici di progettazione OKB-2 (progetto), SKB-35 (avionica) e NII-125 (propellente), per definire il progetto migliore a causa delle innovazioni introdotte, come la guida radar a onda continua (CW) in sostituzione della guida “command”, l’impiego dei primi computer e la realizzazione di una infrastruttura di supporto enorme.

Lo spiegamento della prima unità, per le prove preliminari, è avvenuto dal 1963 al 1964 presso Tallinn, in Estonia. Il primo reggimento è divenuto operativo alla fine del 1966 con 18 siti e 342 lanciatori. Siti aumentati a 40 nel 1968 e a 60 nel 1969 con 1100 rampe, circa 180 batterie. Nel 1985 si è raggiunto il massimo livello, con oltre 130 siti con 338 batterie e 2028 rampe. Il missile è rimasto in produzione fino al 1990 ed è stato esportato in moltissimi paesi. Stranamente non è stato rivelato pubblicamente fino al 1983.

Missile superficie-aria strategico, l’S-200 è un sistema di difesa d’area per quote da basse a molto elevate, contro bombardieri, anche supersonici, aerei da ricognizione strategica ed elettronica, come gli U-2, gli SR-71, gli RC-135, gli E-3, aerei da guerra elettronica e missili supersonici da crociera. Il suo compito è la difesa di installazioni amministrative, industriali e militari.

Negli anni ’70 sono apparsi i più moderni Vega e poi i Dubna. La dislocazione delle basi permetteva di coprire l’intero confine dal Mare del Nord all’Adriatico, mettendo a rischio gli AWACS. Minaccia relativa, stante la possibilità, in caso di attacco, di scendere di quota, sfruttando la curvatura terrestre per scomparire sotto il fascio radar di guida.

Fabbricato dalla Fakel in due serie principali, 5V21 (V-860) e 5V28 (V-880), è lungo tra 10,5 e 10,7 metri, a seconda della versione, ha un diametro di 86 cm e pesa da 7108 a 8000 kg, compresi i 4 booster. Il peso del solo missile si aggira sui 6700 kg (D). Ha ali a delta acuto, con una apertura di 2,85 metri e alette di controllo trapezoidali in coda.

S-200/200A Angara (SA-5A)

Prima versione del 1967, impiega il missile V-860/5V21 o il V-860P/5V21A, con 180 km di portata e quota di ingaggio tra 500 e 20000 metri. Ha il sensore 5G23 e la spoletta 5E24. La probabilità di colpire (PK) è del 45-98 %.

S-200V Vega (SA-5B)

Apparso nel 1970-71, utilizza il missile V-860PV/5V21V, il V-880/5V28 o il V-880N/5V28N con gittata di 250 km, e quota di 300-29000 metri (limite 35000). Lungo 10,7 metri, pesa 7108 kg. Ha il sensore 5G24 e la spoletta 5E50. La testata è convenzionale o nucleare. Ha migliori ECCM.  Il PK è 66-99 %.

S-200VM Vega-M (SA-5B)

Adotta i missili V-880/5V28 o V-880N/5V28N, con quota utile fino a 40000 metri.

S-200VE Vega-E (SA-5B)

Apparso nel 1972, per l’esportazione e per i paesi alleati,  con il missile V-880E/5V28E con testata solo convenzionale. PK 66-99 %.

S-200D  Dubna (SA-5C)

Prodotto dal 1975-76, pesa 8000 kg. Adotta i missili V-880M/5V28M o V-880MN/5V28MN, con portata aumentata a 300 km e opzione nucleare, più manovrabili, con sistema di guida ed ECCM migliorati. Prodotto fino al 1990 in quantità limitata. PK 72-99 %.

S-200DE Dubna (SA-5C)

Variante del precedente per esportazione, con testata convenzionale.

Il sistema S-200 era inizialmente organizzato in brigate missili da difesa aerea, formate da 2-3 reggimenti, ognuno con 2-5 battaglioni (batterie) di 6 lanciatori disposti in circolo attorno a un radar 5N62. 2-3 batterie S-125 (SA-3 Goa), ognuna con 4 lanciatori quadrupli, fornivano la difesa a bassa quota dell’installazione. Ogni batteria aveva contraerea leggera (ZU-23) o media (S-60).

La batteria comprende numerosissimi veicoli di supporto su semirimorchi, tra 70 e 90 veicoli, comprendenti unità di controllo del fuoco e centri di controllo, veicoli generatori di corrente,  veicoli per trasporto  missili, cabine di montaggio/preparazione, serbatoi di carburante e ossidante, un sistema di decontaminazione chimica, sistemi di comunicazione, 18 trattori Kraz-255/ 260 oltre a 6-12 lanciatori 5P72 e 12-24 caricatori su binario 5Yu24. Per questo la mobilità è limitata e il sistema opera sempre da siti fissi. Inizialmente su terrapieno, vista la vulnerabilità in Medio Oriente e Vietnam, si è poi preferito inserire i caricatori in bunker o tunnel in cemento armato. Le varianti più recenti, in caso di mancanza di piattaforme in cemento coi relativi binari, possono impiegare i trasportatori/caricatori 5Yu24M, 5T83 o i 5T53M.

L’attacco

I bombardieri nemici vengono rilevati, tipicamente, da un radar early warning P-14 Oborona 5N84AE (Tall King-C) in banda VHF con portata di 600-750 km, 46 in quota o un 5N69 Salute (Big Back) in banda D con raggio di 500 km, che forniscono direzione e distanza. Ogni batteria ha in dotazione un radar P-35M/P-37 Saturn (Bar Lock-B) in banda E/F da 1 MW con portata di 320-390 km per ricerca bersaglio, coadiuvato da un rilevatore di quota PRV-17 (Odd Pair) in banda E con portata di 250-500 km. Altri radar possono prenderne il posto, come il P-30 Periskop (Big Mesh) o il  Kabina 66/5N87 (Back Net/Back Trap).

Il posto comando di batteria K-9/9M integra i dati radar dei P-14, PRV-17, P-35/37 e gli identificatori (IFF). E’ molto avanzato, tanto da poter interagire con gli S-300. E’interfacciato con 1-2 centri di controllo del fuoco K-2, che controllano i radar di ingaggio 5N62, e un centro di controllo lancio K-3, collegato a 6 rampe 5P72 (72V/72VE/72D sui modelli recenti). Il sistema di caricamento automatico, migliorato, è stato ereditato dal fallito Griffon. Ogni rampa è supportata da 2 caricatori 5Yu24 su binario, a 36 metri di distanza in bunker, così 6 missili sono pronti sulla rampa e altri 12 sono riforniti e pronti alla ricarica. Operatori addestrati possono preparare altri due missili ogni 20 minuti.

Rilevati i parametri, i dati sono inviati al radar guida missili 5N62 (Square Pair). Il sistema è composto da due semirimorchi (K-1 e K-2). Il K-1(1V/1M) alloggia l’antenna parabolica da 100 kW, rotante a 20°/sec e quella ricevente. Il fascio ha un’ampiezza di soli 0,7°. Le antenne ai lati sono impiegate per i canali di downlink/uplink. Il radar, in banda H a 6 GHz, acquisisce il bersaglio, effettua l’inseguimento di precisione e fornisce l’illuminazione per il sensore semiattivo a onda continua dei missili in modulazione di frequenza (FMCW), con 400 km di raggio contro bombardieri, 300 contro caccia, 170 contro missili da crociera. Spesso sono presenti due radar per raddoppiare gli ingaggi. Il K-2 (2V/2M) alloggia le console e il sistema computerizzato Plamya di controllo del fuoco e del radar, che effettua i calcoli di traiettoria prima e dopo il lancio oltre alla telemetria del missile. L’acquisizione avviene con varie modalità:

1) ricerca a scansione conica: l’antenna scansiona circolarmente, aumentando l’angolo progressivamente.

2) ricerca di settore: l’antenna  scansiona in azimuth, aumentando l’elevazione ad ogni giro.

3) manuale: l’operatore regola elevazione e azimuth per effettuare la ricerca.

L’antenna rileva azimuth, elevazione, velocità radiale del bersaglio e distanza, con due tipi di emissione:

FKM (manipolazione di fase codificata): per rilevare la distanza in combinazione con l’inseguimento angolare, emette impulsi a bassa PRF in modulazione di frequenza. La procedura, manuale, richiede fino a 30 secondi.

MHI (emissione monocromatica): per illuminazione bersaglio con inseguimento angolare e velocità radiale.

Si possono lanciare 2 missili contro un bersaglio, per aumentare la probabilità di colpire, con un

intervallo di 5 secondi. Ma è possibile anche attaccare due obbiettivi, se il secondo è entro il fascio di illuminazione, sfruttando il secondo canale di trasmissione SARH, modalità possibile contro velivoli in formazione.

Completati i controlli, il missile sintonizza il sensore con l’illuminatore e lo ruota per acquisire il bersaglio che “aggancia” prima del lancio (LOBL), anche in modalità HOJ, ma è possibile la ricerca del bersaglio anche dopo il lancio. La rampa ruota orizzontalmente posizionandosi a 48° in verticale. Una turbina 5I43, poi 5I47, da 65 HP con un proprio serbatoio di carburante, viene attivata  con una cartuccia a gas. Il carburante è introdotto nel generatore a gas per attivare la turbina che fornisce energia per l’elettronica  a valvole, per gli attuatori idraulici e per attivare le turbopompe del carburante del sostentatore, le pompe idrauliche e due generatori elettrici. Se la turbina non parte il lancio si interrompe. Ha un tempo di funzionamento di 200 secondi. Ottenuto il passaggio stabile alla potenza interna, si attiva il sostentatore.

Terminato il conteggio alla rovescia, si attivano i 4 booster a propellente solido PRD-81/5S25/5S28 lunghi 4,9 metri, con un diametro di 48 cm, con combustibile RAM-10K della durata di 3-5 secondi e spinta di 12000 kg/sec (impulso 40000 kg). A fine combustione, dopo aver accelerato il missile a Mach 2, si sganciano a coppie, grazie a due cartucce e alla forma asimmetrica che aumenta le forze aerodinamiche. Questo implica una portata minima di 15-17 km.

Sganciati i booster, subentra il sostentatore Isayev 5D12 da 10000 kg/sp sui missili V-860, o 5D67 da 10500 kg/sp sui V-880 più recenti, a propellene liquido, corrosivo e altamente tossico, in due serbatoi pressurizzati con aria compressa. Impiega il carburante TG-02 Samin (50 % xilidina isomerica, 48,5 % trietilammina e 1,5 % dietilammina) in un serbatoio di 586 kg e l’ossidante AK-27P Melange (73 % acido nitrico a fumo rosso arricchito col 27 %  di ossido d’azoto e additivo inibitore acido fosforico e acido idrofluorico) in un serbatoio di 1680 kg. La spinta ha una durata di 50-150 secondi a seconda del profilo di volo, con una accelerazione iniziale di 20g. La potenza può variare tra 3200 e 10000 kg/sp, pre-programmata dal computer digitale 5E23A per ottimizzarla rispetto al profilo di volo, barattando raggio d’azione in cambio di velocità di salita e quota. La massima spinta è impiegata contro bersagli a corto-medio raggio e bassa-media quota. In questo caso aumenta a 13000 kg/sp. I tiri a lungo raggio e quote elevate implicano una spinta inferiore e un maggior tempo di combustione, anche così la parte terminale è condotta a motore ormai spento, con progressivo rallentamento, con un tempo di volo di quasi 3 minuti.

Frattanto, il downlink è impiegato per tracciare la posizione del missile da parte del radar Square Pair. L’uplink  arma la spoletta di prossimità, la testata nucleare, se presente, e il dispositivo di autodistruzione. Una antenna posteriore campiona l’illuminazione radar e produce un segnale di riferimento coerente in fase, per rilevare il backscatter del bersaglio.

A bassa quota la velocità massima è di Mach 3, sopra i 12-15000 metri la velocità di crociera è di Mach 4-5, quella massima è di Mach 5 e, per le varianti recenti, di oltre 6 Mach. Il Gammon è un missile poco manovrabile ma, a quote estreme, non lo sono neppure i tipici bersagli (E-3, RC-135, U-2, TR-1, SR-71). Può sopportare 6g a livello del mare, 10g a 20000 metri e 2,5g a 35000 metri. Può attaccare obbiettivi volanti tra 360 e 3500 km/h, per i Dubna/Vega-M tra 0 e 4300 km/h.

Nei primi 30 secondi, l’autopilota inerziale 5A43, programmato dal computer 5E23, conduce il missile su “constant lead angle”, un punto predeterminato d’intersezione, seguendo un profilo di volo senza perdita di energia, per poi passare a quella proporzionale. Se il bersaglio è vicino, con tempo di volo previsto inferiore a 60 secondi e meno di 20000 metri di quota (traiettoria piatta) o meno di 70 secondi e oltre 20000 metri (traiettoria ripida) si utilizza la navigazione proporzionale.

Se l’obbiettivo è lontano, con tempo di volo di oltre 60 secondi e meno di 20000 metri (traiettoria piatta) o oltre 70 secondi e oltre 20000 metri (ripida), “constant lead angle” a metà traiettoria e proporzionale in fase terminale, perché quest’ultima è poco efficiente e consuma energia cinetica e potenziale, riducendo il raggio d’azione. La portata può arrivare a 300 km e 40000 metri, per i Dubna, ma si riduce a soli 80 km per bersagli contromanovranti. In un test sono stati registrati 350 km.

Il sensore coerente monoimpulso a onda continua, in modulazione di frequenza (FMCW), 5G22, o i successivi 5G23, 5G24 o 5G24E, è molto più accurato sul lungo raggio della guida “command” degli SA-2. E’stato selezionato vista l’efficacia dei disturbatori occidentali contro i radar a impulsi ed è intrinsecamente più resistente ai disturbatori a banda stretta in modulazione d’ampiezza e a quelli di sbarramento. Il modello 5G24 ha una modalità HOJ per autoguida sulle sorgenti radar o ECM. Gli ammodernamenti al radar hanno aumentato la resistenza ai disturbi attivi e passivi, che comportava un ritardo di alcuni minuti nel tracciamento, e il rilevamento di bersagli a bassa visibilità, fino a 0,3 m2.

La spoletta radar semiattiva di prossimità a due canali 5E24, 5E50 sui modelli recenti, sfrutta il backscatter dell’illuminazione del bersaglio. Ha una portata di 70-100 metri, con scoppio a 20 metri di distanza. Ma l’esplosione può essere pure comandata da terra. La spoletta attiva la testata 5B14Sh di 217 kg con 97 kg di esplosivo a scoppio-frammentazione, con 16000 frammenti sferici d’acciaio di 1 cm da 2 grammi e 21000 da 3,5 grammi con velocità tra 1000 e 1700 m/s, che coprono un settore toroidale di 120°, distruggendo bersagli entro un raggio di 120-200 metri ad alta quota. In caso di mancato impatto subentra il sistema di autodistruzione 5B73. La testata nucleare TA-18 da 25 kT, invece, è sempre attivata da terra.

Secondo le simulazioni la probabilità di colpire, in condizioni ideali è del 96-99 %, altre stime parlano dell’85 % contro un bombardiere ad alta quota. Altre ancora indicano un Pk dell’80 % per un missile e del 95 % per una coppia. Ma, in media, un complesso abbatte un bersaglio nel  2-5 %  dei casi.

E’ stato esportato in molti paesi, prima del Patto di Varsavia e poi nel resto del mondo, a cominciare dalla Siria. Alcuni stati lo hanno ormai radiato:  Bulgaria (1-2 siti), DDR (4), Estonia (4), Georgia,  Lituania (2), Lettonia(5), Moldavia, Mongolia, Polonia (2), Repubblica Ceca, Ungheria e Uzbekistan.

In altri è ancora in servizio: Algeria, Azerbaigian (1-2 siti), Bielorussia (4, 2 attivi), Corea del Nord (2 nel 1987), India (2 nel 1989), Iran (7 nel 1991, 6 nel 2007), Kazakhistan (8, 3 attivi), Libia (8, 4 attivi nel 1984, distrutti nel 1986, rimpiazzati nel 1988, ridistrutti con l’intervento NATO del 2011), Myanmar, Russia (84, 2 attivi), Siria (8, 5 attivi nel 2014), Turkmenistan (2 attivi) e Ucraina (16, 4 attivi).

In combattimento

Libia

Nel marzo del 1986, in almeno cinque occasioni, i libici hanno lanciato missili S-200 contro gli RC-135, gli EC-130, gli F-14 e gli SR-71, sul Golfo della Sirte. I sistemi ECM e le manovre hanno sempre impedito l’impatto. Il radar guida missili è stato poi distrutto con un AGM-88.

Ucraina

Il 4/10/ 2001, durante un’esercitazione è stato lanciato un missile S-300 che ha centrato un drone in volo sul Mar Nero. Un secondo missile S-200, mancato il bersaglio, ha proseguito il volo per 240 km, colpendo un Tu-154 della Siberia Airlines in volo da Tel Aviv a Novosibirsk a 11000 metri, con la morte di 78 persone.

Siria

Nel 2016, durante la guerra civile, i russi hanno ricostruito alcuni siti di lancio vicino ad Aleppo, rimasti danneggiati nel 2012. A settembre 2 missili sono stati lanciati contro aerei israeliani, mancandoli.

Il 17/3/2017, le batterie Vega hanno agganciato 2 aerei di un gruppo di 4, già fuori tiro. I due missili si sono diretti su Israele. Uno è stato intercettato da un missile Arrow 2, l’altro è precipitato su una zona disabitata.

Il 16/10/2017 è stato lanciato un Vega contro alcuni ricognitori israeliani sul Libano, senza risultato. Alcune ore dopo 4 missili hanno distrutto i radar del complesso.

Il 10/2/2018, in risposta ad una incursione con UAV, 8 caccia isreliani hanno effettuato un attacco. Un missile S-200 ha danneggiato gravemente un F-16I Sufa e i piloti, raggiunto lo spazio aereo israeliano, si sono eiettati.

Il 17/9/2018, 4 F-16 israeliani provenienti dal Mediterraneo hanno attaccato bersagli in Siria. La contraerea siriana, per una tragica sequenza di errori, ha colpito con un S-200 un ricognitore russo Il-20M abbattendolo. L’aereo non ha avuto il tempo di lasciare la zona. L’ipotesi che i caccia abbiano sfruttato come schermo l’aereo russo è priva di fondamento.

Il 1/7/ 2019 un S-200 lanciato durante un raid israeliano è precipitato su Cipro, 20 km a nordest di Nicosia.

L’S-200 mantiene ancora la sua importanza, potendo ingaggiare velivoli a grande distanza, soprattutto se aggiornato. La Tetraedr offre la stessa tecnologia digitale sviluppata per l’S-125 e l’Iran ha già aggiornato i suoi missili in modo simile. L’S-200 sicuramente resterà in servizio oltre il 2020.

Fonti

Aranysas (1/2002)

https://missilethreat.csis.org/defsys/s-200-sa-5-gammon/

https://www.ausairpower.net/APA-S-200VE-Vega.html

https://en.wikipedia.org/wiki/S-200_(missile)

http://www.b14643.de/Spacerockets/Specials/KB-Isayev_engines/index.htm

http://www.peters-ada.de/s_200_1.htm

https://www.s200-wega.de

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