Dassault Mirage IV: sistemi difensivi

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La dottrina di deterrenza nucleare francese ha sempre seguito criteri differenti rispetto a quella degli altri paesi. Il governo francese si è presto reso conto che concorrere su un piano di parità con le grandi potenze sarebbe stato un obbiettivo irrealizzabile. Così si è ritenuto sufficiente impostare la strategia di attacco della nascente “Force de frappe” sulla distruzione delle capacità economiche e delle principali città dell’Unione Sovietica nella Russia europea. Le perdite umane e materiali inflitte all’avversario avrebbero raggiunto un livello tale che anche la distruzione totale della Francia avrebbe rappresentato una semplice “vittoria di Pirro”. Soluzione pratica e possibile, oltre che infinitamente più economica.

I bombardieri strategici Mirage IV A avrebbero potuto raggiungere gli obbiettivi solo col rifornimento in volo. Ma, una volta in azione, la quota elevata e la velocità di Mach 2 avrebbero garantito l’invulnerabilità alla contraerea. Il tempo di reazione delle difese di terra contro bersagli così veloci era piuttosto lungo. I sistemi d’arma degli intercettori sovietici non erano in grado di colpire con efficacia frontalmente. Una semplice virata di 30° permetteva di evitare i caccia in attesa, sconvolgendo i parametri di intercettazione.

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Ma l’abbattimento degli U-2 a quote decisamente elevate da parte dei missili SA-2, lo spiegamento degli SA-1 ed SA-3 e la prossima adozione degli SA-4 (1967) ed SA-6 (1970),  hanno messo decisamente in forse la sopravvivenza dei bombardieri e determinato, nel 1964, l’inizio dello sviluppo di sistemi ECM anche in Francia. Prima di allora la guerra elettronica si limitava al cambio di frequenza in caso di disturbo radio. Era vitale equipaggiare i velivoli della FAS (Forces Aériennes Stratégiques) con ricevitori radar (RWR) e impianti di disturbo.

Per molti anni i bombardieri francesi sono stati i soli equipaggiati con sistemi ECM. La necessità di programmare con precisione i dispositivi ha portato alla fondazione di un reparto apposito incaricato del compito: la “division renseignements électroniques” (ELINT) e nello stato maggiore  si sono formati gruppi costituiti da un membro dell’equipaggio, un ufficiale dell’intelligence e uno specialista di guerra elettronica. Era l’inizio di un sistema più organizzato che avrebbe portato al Guerrelec, l’associazione “corvi” francese.  

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Il sistema iniziale di rilevamento passivo dei Mirage IV A era il Thomson-CSF Type BF   con rilevamento a settori di 90° e copertura su 360° nelle bande dalla E alla J. Era efficace anche contro radar  CW e TWS.

Contro i radar di tiro degli intercettori si impiegava il rilevatore-ingannatore ARAB-2B Agacette, con rilevamento delle frequenze tra 8 e 10  GHz  (banda I), con antenne anteriori e posteriori. Era molto efficace e poteva essere riprogrammato in base alle minacce. Impiegato in esercitazione contro i radar dei Mirage III e Crusader, provocava breack-lock, probabilmente con cicli RGPO particolarmente sofisticati, tanto da non permettere ai piloti dei caccia di rendersi conto dell’inganno, ritenendo trattarsi di una regolazione errata del radar. Spesso, dopo la perdita del contatto, il sistema di controllo del fuoco, in funzione “memory”, dirigeva l’intercettore verso un “punto futuro” fittizio.

Nel 1970 è stato introdotto l’ingannatore ARAD-31A Agasol, contro i missili superficie-aria SA-3 ed SA-6, con due antenne sul muso.

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Le fonti riportano anche gli ingannatori Mygale, con antenne sul bordo di attacco, contro i radar di tiro dei caccia e dei missili SA-3 ed SA-6, probabilmente montato in alternativa, e l’Agiric  su cui non vi sono dati.

Era possibile installare sotto le ali i disturbatori per autoprotezione BOA (Brouilleur Offensif d’Attaque) nei pod CT-51A(Conteneur Technique) di 450 kg. Frutto di un programma iniziato nel 1967, sono stati prodotti in 20 pezzi tra il 1969 e il 1970, con messa in servizio nel 1971. Avevano anteriormente una turbina Espadon che forniva l’energia elettrica a velocità di oltre 550 km/h e un sistema di raffreddamento a liquido. Al centro del pod era situato un jammer Thomson-CSF Mangouste per confusione e inganno, contro i radar Fan Song e quelli di tiro dei missili SA-2, funzionante sulle bande D/E. Mancava però di potenza e la necessità di programmarlo prima del volo lo rendeva poco flessibile. Era utilizzabile in tutto l’inviluppo di volo del Mirage IV A ma la  forte resistenza aerodinamica riduceva l’autonomia dal 20 al 25 %. Questo elemento, oltre al costo elevato, ne ha condizionato l’uso sui bombardieri e, alla fine, i pod hanno trovato impiego principalmente sui velivoli tattici da ricognizione o per l’addestramento.

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Dal 1972, sotto la parte posteriore, è stato montato il dispenser Alkan F1A, in un posto liberato da una modifica dell’Agacette, posto all’esterno a causa di problemi di condizionamento d’aria (per la vicinanza dei motori). I due contenitori contenevano 104 e 84 cartucce chaff/flare da 40mm.     

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Il Mirage IV poteva trasportare fino a quattro missili anti-radar AS-37 Martel, sintonizzati prima del decollo  su 1 banda di 3 possibili (D, E/F o G/H). Il raggio d’azione massimo era di 120 km, quello efficace era meno della metà.

Nel 1983, con l’arrivo del missile ASMP,  i bombardieri ridenominati Mirage IV N e poi P, hanno subito diverse revisioni nella dotazione ECM.

E’ stato adottato il sistema passivo Thomson-CSF Serval (Systeme d’Ecoute Radar et de Visualization de l’Alerte) operante sulle bande dalla E alla J. Pur essendo più moderno, poneva problemi di interpretazione e di programmazione, la distanza delle minacce infatti era valutata soltanto in base alla potenza del segnale ricevuto.

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I sistemi Mygale e Agasol sono stati migliorati e il lanciatore Alkan F1A conservato. Ai piloni esterni hanno fatto la loro comparsa due lanciatori ARAL-1A Matra Phimat, adatti a velocità fino a Mach 2. Ognuno con un massimo di 210 cartucce chaff/flare.   

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Successivamente, il Phimat di sinistra è stato sostituito con un pod di ricezione/disturbo Thomson-CSF ARAL-8B  Barracuda bilobo, modulare e riprogrammabile. Con copertura nella bande H-I-J (tra 6 e 18 GHz), rilevava, analizzava e contrastava automaticamente minacce multiple, a impulsi e onda continua (CW), identificandole con la libreria interna. Era di previsto impiego contro i sistemi  SA-6, SA-8 e ZSU-23/4.  

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Successivamente sono stati adottati i jammer Thomson-CSF TVM-015 Barem automatici, lunghi 3,45 metri e pesanti 85 kg, contro  i radar di controllo del fuoco/inseguimento e di illuminazione nelle bande H-I-J.  

Il similare Barax, riprogrammabile, operante sulle stesse bande (da 6 a 20 GHz) poteva rilevare, identificare e disturbare contemporaneamente minacce multiple aeree e terrestri, pulse-Doppler e CW, con tecniche di disturbo indipendenti. 

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Sull’ala destra  il Phimat è stato sostituito con il Thomson-CSF/Bofors AMAL 1B  BOZ-103 (Brouilleur Offensif de Zone) con chaff e 18 flare doppi di 50 mm, triplicando la capacità in  termini di esche che, assieme a quelle del lanciatore Alkan, raggiungevano un totale di quasi 700 cartucce chaff e 150 flare.

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Questi sistemi hanno dimostrato la loro validità nelle esercitazioni “Red Flag” e “Green Flag”.

La carriera del Mirage IVP, come bombardiere, è cessata nel 1996 ma è proseguita come ricognitore. Nel 2001 è stato introdotto il più recente Thalès Barax NG (New Generation). Ancora oggi operativo, è programmato prima del decollo. Integra le nuove DRFM e può effettuare disturbo (barrage e spot) e inganno (RGPO/VGPO, FTG, amplitude modulation e clutter) con gestione della potenza. Pesa 85 kg, non richiede raffreddamento e la bassa resistenza aerodinamica ne consente il trasporto fino a Mach 2.

Impiegati nelle missioni di ricognizione dell’operazione Enduring Freedom, sono rimasti in servizio sui Mirage IV P fino al loro ritiro definitivo, nel 2005.

Fonti

http://spotaero.blogspot.it/2013/06/lhistoire-du-mirage-iv-p-de-1978-1996.html

http://www.guerrelec.asso.fr/

http://www.anfas.fr/index2.html

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