Fireflash e Firestreak

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La storia dei missili aria-aria inglesi è iniziata con la specifica OR.1056 Red Hawk. Le richieste, troppo al di là dello stato dell’arte, ne avrebbero impedito la realizzazione.

Red Dean

Nel 1951 la Folland rispose alla specifica con un  missile di 317 kg. Subito incontrò problemi insolubili di aumento di peso e dimensioni. Lo sforamento dei costi costrinse all’abbandono. La Vickers, nel 1953, tentò di riprenderlo. Il sensore previsto, a radar attivo ad impulsi in banda X, poco preciso, richiese una testata maggiore, provocando un elevato aumento di peso e dimensioni, degradando le caratteristiche di volo. Gli intercettori non avrebbero più potuto montarlo. Il Red Dean definitivo (OR.1105) lungo ben 4,9 metri e pesante 603 kg,  aveva un raggio d’azione di soli 6,4-9 km ed una velocità di Mach 2,2. Poteva essere lanciato da 1500 a 15000 metri di quota. La testata era di 45 kg. Quando la variante ad ala sottile del  Javelin venne abbandonata nel 1956, il Red Dean ne seguì la sorte.

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Red Hebe, il derivato (OR.1131), avrebbe impiegato la guida SARH in banda X. Lungo  5,3 m con 38 cm di diametro ed un peso di  590 kg, avrebbe dovuto colpire velivoli a Mach 2 a 22000 metri di quota con una testata di 68 kg (anche nucleare). Ma il radar  originale non consentiva il tiro oltre i 13 km, rispetto ai 37,5 km preventivati con un lancio a 2,5 Mach e 21000 metri. Il Pk era calcolato nel 50 %. Il lancio era previsto tra 1,5 e 2,5 Mach tra 9000 e 21000 metri.  Troppo ambizioso e in anticipo sui tempi,  venne anch’esso abbandonato.

Tutti questi fallimenti avevano già obbligato ad un ridimensionamento del progetto con la specifica OR.1117, e i nomi in codice Blue Jay e Blue Sky.

Fireflash

Il primo missile a superare i test è stato il Blue Sky (inizialmente Pink Hawk). La Fairey aveva iniziato gli studi nel 1949. Questo missile, ribattezzato Fireflash, è stato prodotto in poco più di 300 esemplari dal 1955. Venne impiegato in numerose prove fino al 1957, lanciato dai Meteor NF.11 e dagli Hunter. Nello stesso anno ne venne dotato un unico reparto di Swift. Il Fireflash era propulso da due booster esterni nella parte anteriore. I razzi esaurivano la spinta in 1,5 secondi e poi si sganciavano. Il missile proseguiva il volo per inerzia, soluzione macchinosa, scelta nel timore che la scia del motore potesse interferire coi segnali di guida, cosa rivelatasi falsa.  Era un missile a guida BR (beam riding) che, come le armi similari (RS-2US, AIM-7A), era utilizzabile solo contro bombardieri tipo B-29. Lungo 2,83 metri, pesava 150 kg. Volava a Mach 2 con un raggio d’azione di 3-4,8 Km.

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Firestreak

Sviluppato dalla De Havilland Propellers come Blue Jay nel 1951, ha effettuato i primi test nel 1954.  Il primo missile di preserie è stato lanciato nel 1955 da un Venom contro un bersaglio Firefly. I primi 100 lanci da F-86 contro bersagli Jindivik sono stati coronati da successo, dimostrando ottima affidabilità.  Il Blue Jay Mk.I è entrato in servizio nel 1957 come Firestreak Mk.I e ha raggiunto l’IOC nel 1958 sui  Sea Venom, Sea Vixen,  Javelin e Lightning. 

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Con un peso di 137 kg, il Firestreak era lungo 3,2 metri, con una apertura alare di 75cm ed un diametro  di 22 cm. La configurazione era tradizionale, con ali principali a delta a metà cellula e piccole superfici rettangolari in tandem. La disposizione interna invece era indice delle notevoli incertezze che caratterizzavano i progetti del primo dopoguerra.  Le alette di controllo in coda erano attivate tramite lunghi attuatori nel muso, mossi da aria compressa fornita da bombole alla fine della cellula. Queste alimentavano anche l’alternatore. La testata era in coda,  attorno allo scarico del motore.  Quest’ultimo era un bistadio Bristol Aerojet Magpie II  TPH con 27,7 kg di cordite, che forniva 2994 kg/sp per 1,6-1,9 secondi. Il combustibile era tossico, obbligando il personale armiere all’uso di tute NBC. La velocità massima era di 3 Mach (1,6 oltre la velocità di lancio). La portata minima era di 750  metri, quella pratica di 6,4 km, la massima di 8 km. Il tempo di volo massimo era di 13 secondi, oltre i quali si attivava l’autodistruzione. Poteva sopportare 15g ma il massimo carico era regolato in base alla quota. Il missile poteva essere lanciato solo in coda al bersaglio, in un arco di +/-15°. Andava armato 2 minuti +/- 15 secondi prima del lancio. La navigazione era proporzionale. Poteva colpire bersagli manovranti a 2g, anche a quota superiore (snap up) di 4500 metri.

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Il missile veniva lanciato tra 0,6 e 1,8 Mach, a quote da 0 a 20000 m nel corso di manovre a 3-4g. Era possibile il lancio di un secondo missile dopo 4,3 secondi. Il sensore era asservito al radar, AI.23 AIRPASS sul  Lightning e AI.18 sul Sea Vixen, che forniva i parametri di lancio fino al “lock-on”. Il sensore infrarosso al tellururo di piombo (PbTe), operante in banda 1, era situato  all’interno di un caratteristico muso conico a 8 facce in vetro “a matita”, raffreddato con aria compressa e ammoniaca anidra. L’ammoniaca, fornita dal velivolo poco prima del lancio,  raffreddava anche l’elettronica di bordo (a valvole), per un tempo massimo di 15 minuti. Il sensore aveva un campo visivo di 5-7° e scansione circolare su un settore di 5° prima del lancio (unslaved) e di 60° dopo. Poteva “agganciare” anche a soli 4° dal sole e non era soggetto al clutter delle nuvole.  La precisione era tale che spesso si azionava la spoletta a contatto sulle alette.

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https://www.youtube.com/watch?v=e_ReUUgeIBo

Gli elementi sensibili della spoletta di prossimità all’infrarosso, con portata di 12 metri, erano dietro due anelli di vetro, tra la testa e le alette.  Lo scopo era comandare uno scoppio ritardato,  per colpire il cockpit. La testata a frammentazione era di 22,7 kg, con 8,75 kg di esplosivo e frammenti di 7 grammi, scagliati in un arco di 50° inclinato in avanti. Se lanciato di coda da 3100 m, contro bersagli non manovranti, colpiva nell’85% dei casi.

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Prodotto fino al 1969, in 4000 pezzi, dopo il 1970 è rimasto in servizio solo sui  Lightning fino al ritiro nel 1988, a fianco del Red Top. E’ stato esportato in Arabia Saudita e Kuwait.

Due varianti non sono state realizzate: il Firestreak Mk.II con un nuovo motore e l’Mk.III con alette maggiori e minor velocità massima, per l’uso con i previsti caccia a razzo SR.177 e Avro 720.

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10 thoughts on “Fireflash e Firestreak

  1. Confermo che in base alle pubblicazioni disponibili, già i primi Firestreak erano capaci di colpire, spesso, ad impatto diretto. Erano missili temibili, anche se non specifici per il combattimento aereo (e del resto era così anche per gli AIM-7 e 9).

  2. Il primo lancio in assoluto del Firestreak è stato contro una fonte di calore a terra a diversi km di distanza. Risultato, centro pieno. Questo per eventuali dubbi sull’efficacia a bassa quota, direi che è una notizia interessante.

    Il Red Top è a sua volta un missile notevole, penso che l’unico vero impiccio per i dogfight è il raggio minimo di 1.200 metri, anche se a pensarci bene, la maggior parte dei lanci di missili avviene tra 1 e 3 km, quindi non è detto che sia troppo elevato.

  3. Pensi che questi missili avessero una qualche possibilità contro i caccia? Sembrerebbero migliori dei primi AIM-9, in effetti. Un Lightning in volo a bassa quota in Germania come se la sarebbe cavata contro i MiG?

    1. Certamente ! Il Firestreak soffriva di molte limitazioni al lancio e non era progettato specificamente per il dogfight, ma era comunque superiore agli AIM-9B. Il Red Top superava gli AIM-9, fino alla serie G/H, in tutti i settori. E il Sidewinder, pur con tutti i limiti, ha abbattuto decine di MiG.

      Il Lightning, ad alta come a bassa quota, era micidiale nel combattimento ravvicinato. Avrebbe prevalso facilmente contro qualsiasi MiG. Nelle esercitazioni, coppie di Lightning hanno messo in seria difficoltà anche i caccia F-15.

  4. Ho letto del Lightning, la pagina di Wikipedia.en è indiavolata nei dettagli, del resto ci sono gustose discussioni tra gli americani fautori dei caccia a lungo raggio (F-106) e i britannici fautori delle prestazioni di salita e velocità (Lightning).

    Una cosa interessante è che il radar del Lightning era il primo monopulse operativo su di un caccia.

    Un’altra è la testimonianza di un ex aviere della RAF. Diceva, senti qua, che quando il Lightning era in QRA, i suoi missili erano attivati e avevano la spaventosa attitudine a ‘seguire’ con i sensori chiunque si fosse incamminato davanti all’aereo. Questo significa che i missili (Firestreak o Red Top?) erano abbastanza sensibili da discernere non la solita sigaretta accesa a 2 metri, ma un corpo umano appena più caldo dell’ambiente. Impressionante.

    1. Mi spiace per gli americani, ma l’F-106 era inferiore al Lightning. Ad affermarlo non un pilota qualsiasi ma Roland Beamont, che li aveva provati entrambi:
      “the Lightning was likely to remain superior (to the F-106) on many counts. These included acceleration and time to altitude, and hard turning capability and sustained g at all altitudes due to the Lightnings low tailplane configuration which produced significantly less lift-loss and induced drag in the turn than the all-elevon wing of the F-106”.

      L’F-106, nelle esercitazioni, si è rivelato micidiale contro tutti i caccia serie 100 e contro gli F-4, tutti velivoli non adatti al dogfight.

  5. Nella pagina di discussione di wikipedia.en sul Lightning UK e USA suppporters se le suonano di santa ragione da circa 10 anni…

    Cosa ne pensi della capacità di questi missili di seguire la radiazione del corpo umano con le loro teste IR? Ti pare credibile? In genere le prove le fanno con sigarette accese a 2 metri, ma è tutt’altro tipo di calore. La testimonianza viene da Thunder and Lightnings (sito con commenti)

    Quanto alla capacità di ingaggio limite in G (del bersaglio) è sufficiente per un dog-fight?

    1. Il corpo umano ha un picco di emissione attorno ai 9 micron. Ma la radiazione emessa sconfina, oltre che su frequenze più basse, anche su frequenze più alte, con un minimo a 3 micron. Un sensore come quello del Red Top (4-5 micron), almeno a breve distanza, avrebbe potuto percepire l’emissione di una persona.

      Il Red Top non era concepito per il dogfight, però la manovrabilità di molti velivoli del tempo non era così elevata, specie a media quota. Sono due i fattori in gioco: il limite di lancio (4-5g, abbastanza buono) e quello di manovra del bersaglio (3g, non molto, ma entro i 3000 metri sicuramente avrebbe potuto fare di meglio. Era adeguato, a quel tempo. Il Firestreak era più affidabile, ma decisamente inferiore.

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