B-29/B-50 Superfortress e B-36 Peacemaker: sistemi difensivi

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Al termine del secondo conflitto mondiale l’aviazione degli Stati Uniti si trovava in una situazione buona nel settore della guerra elettronica. I dispositivi, provati contro tedeschi e giapponesi, erano efficaci, anche se in quantità insufficiente. La smobilitazione, però, aveva prodotto effetti devastanti sulla prontezza operativa del nascente Comando Aereo Strategico (SAC). Nel 1947 il SAC aveva solo 160 B-29 operativi. I sistemi di guerra elettronica erano stati venduti o giacevano abbandonati. Tutte le lezioni apprese durante la guerra erano state presto dimenticate, mancava una strategia complessiva e gli studi per nuovi equipaggiamenti erano nel cassetto. Mancavano infine centinaia di ufficiali e programmi di addestramento alla guerra elettronica. Le esercitazioni erano “addomesticate” e favorivano i bombardieri. Tutto questo con la Guerra Fredda alle porte…

Il SAC ha iniziato una vera e propria ricostruzione sotto la guida di Curtis LeMay. Durante  un famoso test nel gennaio del 1949, LeMay ha inviato tutti i 150 bombardieri disponibili per un attacco atomico simulato su Dayton. La missione, notturna e col maltempo, avrebbe richiesto l’uso del radar da 7600 metri di quota. Nessun aereo ha terminato la missione. Le carenze erano ovunque. 

   

Le prove condotte all’Air Proving Ground di Eglin in Florida hanno mostrato subito l’inadeguatezza dei sistemi sui bombardieri. L’8th Air Force è stata in grado di equipaggiare appena 6 B-29 per i test con il poco materiale efficiente. Nel 1949  in risposta ad una richiesta di LeMay sulla situazione nel settore ECM, le risposte sono state scoraggianti. Il SAC disponeva solo di  jammer risalenti alla Seconda Guerra mondiale tra 30 e 1400 MHz e di appena 25 disturbatori in banda S (2,7-3,35 GHz). Tra 1,4 e 2,7 GHz e oltre 3,35 GHz non c’era nulla. Erano necessari subito 2 APT-9  per ogni bombardiere (300-2500 MHz, 25-50w). Mancavano disturbatori contro le spolette di prossimità e contro i radar in banda X (9-11 GHz). Il chaff copriva solo le frequenze tra 600 MHz e 3 GHz.

Le ridotte formazioni disponibili comportavano l’impossibilità di attuare disturbo di sbarramento ma gli spot jammer manuali erano insufficienti. I ricevitori APR-4 erano troppo pochi. Erano necessari nuovi disturbatori in banda S, ma la produzione di 1400 APT-16, sarebbe partita solo alla fine del 1951. Mancava un ComJam moderno. 8 nuovi tipi di chaff erano ancora ai test. Il prototipo di un nuovo chaff dispenser era un fallimento. Restavano i vecchi A-1, soggetti a guasti. Nel 1950  il numero dei bombardieri operativi era salito a 95 B-29, 98 B-50 e 34 B-36. Ma i B-36 non avevano chaff dispenser e il 60 % dei B-29/50 aveva solo il 10 % della capacità  chaff, sufficiente per soli 6 gruppi di B-29.  

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Nell’area attrezzata a Eglin è proseguita la verifica delle tattiche e dei sistemi ECM contro radar di avvistamento, guida caccia (GCI), antiaerei e sistemi di comunicazione, con missioni ognitempo ad alta (10670 metri) e bassa quota (150-300 metri). Ogni missione prevedeva l’attacco di 3 B-50, spesso ridotti a 1-2 per noie meccaniche. I jammers spesso non funzionavano. La contromisura più efficace era il chaff, che costituiva l’80 % delle capacità ECM, ma i dispenser si inceppavano. Lo sgancio random era più efficace di quello continuo. Assieme alle manovre evasive e alle variazioni di quota, non permetteva ai radar il rilevamento delle distanze, tempi e tattiche  dei bombardieri. In prove simili condotte nel Regno Unito, i disturbi avevano reso impossibili le intercettazioni dei caccia della RAF. La conclusione era che, con la dotazione presente, un disturbo efficace era possibile. Ma la realtà era differente.

In una missione a gennaio del 1951 con 14 B-50D, 2 aerei hanno abortito prima del decollo per guasto alle ECM, altri 4 durante il volo per noie meccaniche. A bordo vi erano 6 dei 10 operatori ECM disponibili, sostituiti con altri inesperti. I bombardieri hanno attaccato con solo il 40 % dei disturbatori previsti e il 50 % dei chaff  dispenser.  Il disturbo contro i radar è risultato insufficiente e quasi nullo contro le comunicazioni. A 320 km dal bersaglio è iniziato il disturbo e lo sgancio di chaff  random. Uno dei dispenser si è inceppato dopo il lancio di due sole unità.  A 48 km di distanza si è passati al disturbo contro i radar antiaerei e al lancio continuo di chaff, ma entro due minuti tutti i dispenser A-1 si sono guastati.

In una successiva missione, su 22 B-50, 6 hanno abortito la missione per guasti meccanici. Un jammer si è guastato. A 75 km dal bersaglio, i B-50 hanno iniziato il disturbo dei radar di primo avvistamento e del GCI  e il lancio di chaff.  5 aerei hanno lanciato l’intero carico, altri 6 meno del 10 %. I dispenser si sono guastati,  la maggior parte per inceppamento del chaff. Solo 8 dei 15 B-50 erano dotati di  buoni rilevatori panoramici di frequenza, senza i quali lo spot jam era impossible. Più seria era la mancanza di filtri elettrici nelle trasmittenti che rendeva i ricevitori inutilizzabili. Nonostante le manutenzione , la dotazione era inadeguta e inaffidabile.  Persino il mantenimento della formazione ECM (cella) è risultato impreciso per errori di navigazione. Tutto questo con i B-50, i bombardieri principali del SAC,  in esercitazione. Era solo un anticipo di quanto stava per accadere.

In combattimento: la Guerra di Corea

Dopo un inizio positivo della campagna di bombardamento, coi B-29 impegnati nella distruzione delle installazioni industriali della Corea del Nord, l’intervento cinese ha improvvisamente cambiato la situazione. Già nel Novembre del 1950 è stato abbattuto un RB-29. Dalla metà del 1951 erano già in zona 400 MiG-15 e forti quantità di cannoni antiaerei sovietici, alcuni a controllo radar. All’inizio i radiolocalizzatori erano di origine giapponese, catturati a fine guerra. Dal 1950 i sovietici hanno installato radar tedeschi di preda bellica Freya di primo avvistamento e Wurzburg per il controllo del tiro antiaereo. Altri radar provenivano, ironicamente, dagli Stati Uniti, che avevano fornito 50 SCR-584 per controllo del fuoco, subito copiati assieme agli SCR-527 per guida caccia (GCI).

Sui B-29 il radio operatore  svolgeva anche compiti ECM, spostandosi lungo il tunnel sopra le stive. Il ridotto numero di B-29 impiegati in Corea consentiva solo spot jamming, che richiedeva un operatore a tempo pieno e meno del 50 % degli operatori era addestrato alle ECM. Nessun aereo disponeva di un set completo e quasi tutto il materiale risaliva alla Seconda Guerra mondiale, del tutto inadatto. Il clima non aiutava e, in almeno un caso, il 50 % dei sistemi è risultato vittima di  funghi e corrosione. Solo alla metà del 1951 la maggior parte dei B-29 è stata equipaggiata con spot jammer. Il 12/4/1951, 30 MiG-15 hanno attaccato 36 B-29 presso  Sinuiji. Dopo aver evaso la scorta di 80 F-80 ed F-84, hanno abbattuto 3 B-29 danneggiandone altri 7, senza perdite. Il comando FEAF  ha allora tolto le restrizioni al disturbo spot, vietando però quello di sbarramento, il disturbo delle comunicazioni e il chaff.  Se nel caso del comjam l’intento era di non perdere le intercettazione radio, la restrizione all’impiego del chaff era inutile, visto che i russi lo conoscevano. Il 23 ottobre  8 B-29 sono stai inviati contro un aeroporto a Namsi, scortati da F-86 ed F-84. I radar di scoperta hanno localizzato gli incursori e, guidati dal GCI, i MiG  hanno abbattuto 3 B-29, danneggiandone altri 5. Il disturbo dei radar è stato quasi nullo. Le ridotte formazioni di B-29 non avevano sufficiente potenza di disturbo, anzi potevano addirittura allertare i difensori. La scarsità di equipaggiamento e personale addestrato  non permetteva un impiego efficace. Le missioni diurne sono state abbandonate  dopo la perdita di 28 aerei. I B-29 hanno abbattuto 27 caccia nemici, compresi alcuni MiG-15.

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Il B-29, a differenza delle “fortezze volanti” precedenti, disponeva di un sistema centralizzato di controllo delle quattro torrette  telecomandate CFCS (Central Fire Control System). Le torri erano  armate con coppie di mitragliatrici M-2 da 12,7mm con cadenza di 800 c/m per canna. Su alcuni esemplari, l’armamento della torre anteriore/superiore è stato aumentato a 4 armi, sempre da 12,7mm.

I quattro mitraglieri, uno a prua e tre nella parte posteriore, potevano controllare più di una postazione difensiva ma, generalmente, il compito era devoluto al mitragliere superiore (Central Fire Control Gunner), che coordinava l’azione difensiva, grazie alla migliore visuale. Teoricamente i computer analogici M-5 della General Electric avrebbero corretto automaticamente il tiro, fornendo l’anticipo necessario, elaborando i parametri di quota, distanza e direzione stimata, caduta di traiettoria per gravità, velocità del B-29 e stimata dei bersagli, temperatura e umidità dell’aria, errore di parallasse. La portata utile delle armi sarebbe stata di 900 metri, il doppio rispetto ai vecchi B-17 e B-24.  Il mitragliere di coda poteva controllare la propria torre, con due 12,7 e, alle volte una terza 12,7 o un cannone M-2 da 20 mm, e la torretta inferiore posteriore.

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Può essere interessante rilevare che, nonostante i computer, la stragrande maggioranza dei caccia nemici (75 %) sia stata abbattuta proprio dalla torre posteriore, questo per le prestazioni “primitive” dei primi calcolatori e per la minor velocità di avvicinamento dei caccia nel settore caudale. Nel dopoguerra si è installato un radar di controllo del tiro per la torretta di coda, l’unica rimasta sui B-29B e su 17 B-29 delle serie precedenti, all’inizio un APG-3, poi un APG-8, infine un APG-15B in banda S con 1800 metri di portata.

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Ogni B-29 aveva 4 vani per ECM,  di solito con un ricevitore APR-4 e 3 disturbatori: l’APT-1 Dina (90-220 MHz) di sbarramento da 12-30w,  l’APQ-2 Rug (450-750 MHz) per disturbo di punto e sbarramento da 5-15w e l’ARQ-8 Dinamate (25-100 MHz) da 60-100w per spot jam, all’inizio adeguati contro le limitate capacità nemiche. Nelle missioni di ricognizione elettronica uno dei jammer veniva sostituito con un analizzatore di impulsi.

L’impiego del SHORAN permetteva gli attacchi notturni ma consumava il 50 % della potenza prima disponibile per le ECM e provocava interferenze: era necessario spegnere i disturbatori  durante il bombardamento. Ora la minaccia veniva dai gruppi di fotoelettriche a controllo radar e dal GCI che guidava i caccia che attaccavano poi a vista. Quando funzionavano,  i jammer si sono rivelati buoni contro entrambi.

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La notte dell’11/6/1952, un gruppo di B-29 ha attaccato un ponte ferroviario a Kwaksan.  24 fotoelettriche hanno seguito i bombardieri, poi attaccati da 12 MiG. 2 B-29 sono stati abbattuti. Un B-29 è rimasto gravemente danneggiato, per aver eseguito un secondo attacco a causa delle interferenze ECM-SHORAN. Nessun aereo aveva impiegato chaff, perchè vietato,  un solo B-29 aveva disturbato i radar, sfuggendo dopo il break-lock.

Si è deciso così l’invio di un RB-50 assieme ai B-29, per ottenere dati  ELINT. Sono stati  rilevati ad Antung molti radar di primo avvistamento, sia della Seconda Guerra mondiale che moderni, con portate di 160 km, oltre 20 radar GCI e il primo radar in banda S (3 GHz) del tipo Token, impiegato anche per guida caccia. Molto simile all’americano CPS-6,  operava su una frequenza contro cui non c’erano disturbatori in zona.   

Le tattiche si sono allora evolute: il 12/9/1952 in una missione contro un impianto idroelettrico a  Suiho, 7 B-29  sono rimasti a orbitare a 32 km di distanza, disturbando GCI e radar di acquisizione e lanciando “rope” RR-3A/U  per le basse frequenze (25-350 MHz) e “chaff” RR-20A/U per quelle alte (850MHz-3GHz). La formazione d’attacco di oltre 50 B-29 ha invece disturbato il GCI, le fotoelettriche e i radar della contraerea, coi jammer e col chaff. Il confronto  con le missioni dell’anno precedente era illuminante. E quando, per noie meccaniche o ai sistemi di disturbo, molti B-29 dovevano abortire la missione, le perdite aumentavano di conseguenza. Il chaff era particolarmente efficace: le fotoelettriche puntavano regolarmente le nubi riflettenti. Veniva impiegato in tre modi: lancio continuo per creare un  corridoio schermante,  random per confondere gli operatori su dimensione e posizione della forza d’attacco, burst, per break-lock delle fotoelettriche o dei cannoni. Erano arrivati nuovi disturbatori.  Mancava, però, ancora un jammer contro i radar  Token.

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Nonostante il successo, il 50% del  chaff  non è stato sganciato. Il 75 % dei malfunzionamenti derivava da rottura dei contenitori del chaff (del 1945) o inceppamento negli espulsori dei dispenser. Fortunatamente  i radar di controllo delle fotoelettriche operavano sui 200 MHz, contro cui era efficace l’RR-3A/U (rope) e l’APT-4 Broadloom (150-780 MHz) da 150 w, che hanno interrotto il contatto in oltre il 75 % delle azioni. Dal 1953, non è stato perso alcun B-29 e sono arrivati alcuni jammer di seconda generazione (APT-9 in 300-2500 MHz da 15-50w e APT-16 nella banda S) di cui i russi non erano a conoscenza.

B-50  Superfortress

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I migliorati B-50 hanno ereditato il sistema di controllo delle torrette e gli stessi sistemi ECM del B-29. La dotazione tipica prevedeva un ricevitore APR-4 (40-3300 MHz), i disturbatori di sbarramento APT-1 Dina (90-220 MHz) da 12-30w, APT-4 Broadloom (150-780 MHz) da 150w e APT-5A Carpet IV (300-1500 MHz) da 10-30w oltre allo spot jammer ARQ-8 Dinamate (25-100 MHz) da 60-100w. Le contromisure fisiche erano devolute ai chaff dispenser A-1. Una dotazione sempre insufficiente. Successivamente è stato inserito un quinto jammer, probabilmente del tipo APT-9 o APT-16, e 2 tipi di chaff.

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B-36  Peacemaker

Il sistema di controllo delle torrette dei B-29 e B-50 non era in grado di impegnare con efficacia bersagli veloci come i MiG-15. Il B-36 ha imbarcato un sistema rinnovato (computing optical gunsight) con un nuovo computer analogico più veloce per colpirli. Ogni cannoniere controllava esclusivamente la propria torretta. Il bombardiere era armato con due torrette inferiori e quattro superiori retrattili telecomandate e due torrette non retrattili a prua e poppa, con un totale di 16 cannoni M-24A1 o E2 da 550 o 820 c/m, poi modificati  in 600 c/m (700 c/m la torre posteriore) con un totale di 9200 colpi (600 colpi per arma tranne la torre anteriore (400). Il computer analogico elettromeccanico era soggetto a frequenti guasti. Sotto i 10700 m di quota i B-36 assumevano la formazione “Home Town” su tre velivoli per una copertura totale. Ogni settore era coperto da almeno due torrette. A quote più elevate, dove i caccia del tempo per le loro caratteristiche potevano attaccare solo in coda, si adottava la formazione “Tail Heavy”: le torri inferiori-posteriori  difendevano  il settore caudale.

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La torretta anteriore aveva un settore di tiro di 60° in azimuth, poco meno in elevazione. Quella di coda arrivava ad 80° anche in elevazione. Il radar APG-3 in coda  forniva distanza, azimuth,elevazione e velocità angolare al sistema di puntamento.  Era più preciso dei sistemi ottici ed era ognitempo. L’antenna ruotava fino alla localizzazione del bersaglio. Il cannoniere a questo punto bloccava la scansione e “agganciava” il sistema di controllo del fuoco  che seguiva automaticamente l’obbiettivo, ignorando ogni altro aereo presente. Ogni torretta in fusoliera disponeva del proprio computer elettromeccanico. I cannonieri inquadravano otticamente il bersaglio e il computer puntava le torrette nella direzione corretta, tenendo conto della distanza e della velocità del bersaglio rispetto al bombardiere e la variazione in azimuth ed elevazione. I cannonieri fornivano i dati di quota e velocità del B-36.

Nei primi anni ’50 i B-36  erano i soli bombardieri ben equipaggiati nel settore della guerra elettronica  ma i loro jammer, ereditati dai B-29, risalivano alla seconda guerra mondiale. Inizialmente non disponevano neppure di chaff dispenser. Nel 1951 i gruppi di B-36 hanno iniziato  i test presso la Eglin AFB per valutare l’efficacia dei dispositivi ECM. I bombardieri hanno dimostrato di poter penetrare le difese aeree del tempo. Prove simili condotte contro i caccia notturni della RAF, di notte o col maltempo, hanno dimostrato che le ECM, e non i cannoni, costituivano la miglior difesa dei B-36. A seconda della frequenze coperte erano divisi in due gruppi.

Il gruppo I aveva 2 jammer APT-4 (200-800 MHz), nel gruppo II un APT-4 era sostituito con un APT-1 che abbassava a 90 MHz  il limite operativo inferiore. Per entrambi un ricevitore APR-4   rilevava le frequenze da 40 a 1000 MHz. Successivamente sono arrivati gli APT-5A  per operare tra 300 e 1500 MHz. Completavano la dotazione 2 chaff dispenser manuali A-6 con un totale di 639 kg. L’iniziale radar caudale APG-3 è stato  poi sostituito con un APG-32.

Un progresso significativo si è avuto nel Gruppo III, alla fine del 1954. Accanto ai precedenti jammer o in sostituzione, è arrivato il ricevitore panoramico  IP-69/ALA-2,  il jammer APT-6  (30-300 MHz) e un moderno ricevitore APR-9 (bande dalla D alla I) oltre ai chaff dispenser A-7,  progettati apposta per il B-36, in grado di lanciare chaff  “blockbuster”  5 volte più larghi degli standard e con 5 volte più chaff, per replicare la traccia radar dell’enorme B-36. I B-36F/H  avevano 2 dispenser, sempre con 639 kg di chaff,  del tipo A-7 oppure 1 A-6 e 1 A-7.

Il B-36 aveva spazio in abbondanza per alloggiare nuovi dispositivi ma la lunghezza dei cavi portava a sensibili perdite di potenza. I jammer in banda E perdevano il 50 % della potenza ogni 9 metri di cavo e quelli in banda I il 50 % in soli 3 metri ! 

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Sui nuovi B-36H sono stati inseriti i ricevitori APS-54 che operavano tra 2,6 e 11 GHz. Un’antenna copriva il settore anteriore e due, sugli  stabilizzatori orizzontali, quello posteriore. Tuttavia, il modello iniziale non poteva rilevare la direzione precisa e i disturbatori del B-36 potevano accecarlo. In coda è stato inserito un radar APG-41, in realtà formato da due unità APG-32 in banda x: uno per la ricerca e uno per il puntamento del  bersaglio.

Un programma di modernizzazione da 30 milioni di dollari ha rinnovato completamente i sistemi di guerra elettronica. Nell’ambito del programma Featherweight , la maggior parte dei B-36 ha ricevuto gli APS-54, 2 jammer a bassa frequenza e il nuovo APT-16 in banda D/E/F (2,3-4,1 GHz)  con maggiore potenza e copertura contro i radar Token. E’ stata ricavata un’altra postazione per un ulteriore operatore ECM, così che ogni postazione di disturbo potesse coprire una frequenza diversa (bassa, intermedia, media e alta). I chaff dispenser manuali A-6 e A-7 sono stati sostituiti coi gli ALE-7 automatici. Sugli ultimi B-36J è rimasta solo la torre di coda con 1200 colpi.

Per facilitare la penetrazione nelle difese avversarie si è considerato l’uso delle esche XGAM-71 Buck Duck. In grado di volare a 670 km/h per 370 km ed equipaggiate con riflettori radar, sarebbero state trasportate in numero variabile tra 1 e 7. Ma l’aumento dei costi e il previsto ritiro del B-36, hanno decretato l’annullamento del programma nel 1956.

Un progetto interessante prevedeva il trasporto di aerei da caccia “parassiti” (fino a 4) per la difesa del bombardiere, trasportati ripiegati nella stiva. Il prototipo XF-85 Goblin ha eseguito alcune prove di sgancio e riaggancio da un B-29, terminate con diversi atterraggi di fortuna, data la difficilissima manovra di riaggancio allo speciale trapezio. Il sistema era macchinoso ed è stato abbandonato nel 1949.  L’idea è stata ripresa col progetto FiCon (Fighter Conveyor). 10 Peacemaker sono stati modificati come GRB-36D con le attrezzature per il trasporto e lo sgancio degli RF-84K  Thunderflash, per missioni di ricognizione, tra il 1955 e il 1956.

Fonti

The radar eye blinded: the USAF and electronic warfare,1945-1955 (D.T.Kuehl)

http://htka.hu/2013/10/19/convair-b-36-peacemaker/

http://www.designation-systems.net/

http://alternatewars.com/SAC/SAC.htm

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