Douglas AIR-2 Genie

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La necessità di affrontare la minaccia dei bombardieri sovietici armati di testate nucleari, aveva visto, inizialmente, lo sviluppo dei razzi aria-aria Mighty Mouse, da lanciare in gran numero e saturare così l’area bersaglio. La probabilità di colpire era data dal numero elevato di razzi. La limitata portata e la scarsa precisione non consentivano, però, una efficace difesa. I primi missili aria-aria, invece, muovevano ancora i primi passi ed erano tutt’altro che a punto. Come soluzione al problema la Douglas  pensò così di sviluppare un’arma a carica nucleare. La miniaturizzazione delle testate consentiva già allora di realizzarne una in grado di essere alloggiata in un missile. Ci si accontentò di un razzo, e si risparmiò così lo sviluppo di un sistema di guida che avrebbe ritardato la disponibilità dell’arma. Lo sviluppo è iniziato nel 1954, e ha portato all’arma definitiva nel 1956, entrata in servizio l’anno dopo. Al progetto sono stati dati diversi nomi in codice,  Bird Dog ,High Card, Ding Dong.  Alla fine l’arma è stata adottata come MB-1 Genie e in seguito ridenominata AIR-2A (da Air Intercept Rocket). In servizio fino al 1985-86 ne sono state fabbricate 3150 assieme ad alcuni razzi da esercitazione (ATR-2A). L’unico altro paese ad impiegarlo è stato il Canada, con testate a “doppia chiave”, dal 1965 al 1984. Operativo solo sugli F-89J, F-101B e CF-101B ed F-106, era compatibile con l’F-4 e con l’F-104, anche se venne proposto pure per gli F-102 e i Lightning. Il suo obbiettivo era la distruzione di intere formazioni di bombardieri nemici.  

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Il razzo AIR-2A Genie è lungo 2,95 metri, ha un diametro di 44 cm (a parte la testata), una apertura alare di 1 metro e pesa 373 kg.  Il motore Thiokol SR49-TC-1 (mod. TU289) a propellente solido da 16556 kg/sp,  assicura 3,3 Mach a fine combustione e 9,6 km di raggio d’azione, raggiunti in 12 secondi. La quota massima di impiego è sui 15-17000 metri. E’ immune alle ECM. Impiega la testata a fissione Los Alamos W25 da 1,7 kT e 99 kg di peso (mod.0 e 1), entrata  in servizio col Genie nel 1957, dopo diversi esperimenti nel Nevada e nel Pacifico.

Il primo lancio reale di un Genie è avvenuto nel luglio del 1957 da un F-89J Scorpion a 5600 metri di quota. Dopo aver percorso 4200 metri in 4,5 secondi, la testata è stata fatta detonare con un comando da terra. Cinque osservatori volontari a terra hanno permesso di dimostrare la non pericolosità dell’arma su aree abitate. La radiazione è risultata trascurabile (si usava fare così, a quel tempo !)

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Come avveniva un attacco col Genie ?  Il sistema di controllo del fuoco dell’intercettore, diretto in rotta di collisione a tutto postbruciatore, pochi minuti prima del lancio armava l’arma, calcolava velocità, distanza e “aspetto” della formazione nemica ed inviava i dati al razzo attraverso un cavo. Nel caso dell’F-106 l’arma veniva sganciata dalla stiva. La tensione su un cordoncino attaccato al motore del razzo in caduta attivava una batteria termica che dava un impulso elettrico all’innesco del motore.  Il razzo, stabilizzato per rotazione grazie a quattro piccole alette inclinate nello scarico, aveva una spoletta a tempo che non armava la testata fino allo spegnimento del propulsore, poi iniziava il conteggio alla rovescia a cui seguiva la detonazione. Questo per dare  tempo all’intercettore che, subito dopo il lancio, effettuava una rovesciata o virava stretto e picchiava allontanandosi verso il basso, per sfuggire all’onda d’urto.

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Ogni sei mesi i razzi venivano smontati, ispezionati e testati. Il propellente era incline a fessurarsi a bassissime temperature, cosa frequente in molte parti degli Stati Uniti. Così il motore aveva un sistema di riscaldamento  per mantenere la temperatura adatta. Era sigillato contro le intemperie, ma inizialmente il rivestimento protettivo, in caso di lancio, tendeva a frammentarsi e finire nelle prese d’aria del caccia. Il razzo, pur non dotato di “permissive action link”, disponeva comunque di alcuni circuiti di sicurezza elettronici per la testata,  inseriti a partire dal modello 1 (il mod.0 è stato ritirato nel 1961-65).

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Una versione migliorata, l’MMB-1 Super Genie, non venne realizzata. Ma la sigla AIR-2B Super Genie venne attribuita, dopo il 1975, a una nuova versione del peso di 400 kg  prodotta dal 1965 al 1978, con maggiore vita operativa, minori problemi di temperatura e dotata di un nuovo motore a  più lunga durata di combustione in grado, forse, di accelerare l’arma a Mach 4 e di aumentarne la portata a 13-15 km. Le fonti non sono concordi al riguardo.

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Ed ora vediamo gli effetti dell’arma. Molte fonti riportano un raggio di distruzione di 300 metri, decisamente inferiore alla realtà, altre di 600, altre ancora parlano di 1 miglio cubico.  Proviamo a calcolare.  La W25 sviluppava 1,7 kT. Circa 9 volte meno della bomba di Hiroshima (15 kT), che è stata in grado di distruggere muri in mattoni a 2,4 km dal punto zero, causato danni lievi fino a 4 km e la rottura delle finestre a 12 km. Ma un bombardiere è molto più fragile. Dobbiamo utilizzare i dati ricavati durante le esplosioni nel Nevada, con bombe da 20 kT e bersagli predisposti. I velivoli risultarono pesantemente danneggiati già con sovrappressioni di 0,1 kg/cm2. Contro aerei parcheggiati all’aperto a 2 km di distanza, i danni furono gravissimi, lievi fino a 4 km. Il raggio di distruzione istantanea di un Genie risulta così di oltre 800 metri (a meno di 300 i velivoli saranno vaporizzati o sbriciolati). Ma oltre questa distanza l’onda d’urto riuscirà a danneggiare ancora gravemente, strappando letteralmente parti del velivolo, provocando lo spegnimento dei propulsori, la rottura di eliche, piloni di sostegno di motori e armi, superamento dei limiti strutturali locali, scardinamento dei tettucci, ecc.  fino ad una distanza di oltre 1600 metri. E non è ancora finita. Una sovrappressione di 0,035 kg/cm2 è sufficiente per rompere i vetri delle finestre. Così fino a 6-8 km di distanza i tettucci risulteranno danneggiati con possibile conseguente decompressione.

Onda termica: il lampo ha una durata di 3 decimi di secondo, la palla di fuoco un raggio di 40 metri. Entro 200-300 metri è in grado di fondere i metalli leggeri.  Provocare ustioni di 3° ed accendere materiali come la gomma ad almeno 800 metri. Può accecare all’istante i piloti entro diversi km e fondere o far perdere consistenza a materiali come gomma, plastica e simili. E’ facile immaginarne l’effetto su un radome o sul plexiglass.

Effetto EMP: a distanze ancora superiori l’impulso elettromagnetico farà “saltare”ogni genere di dispositivo elettronico non protetto, come radar e radio e potrebbe rendere inattive le armi trasportate.

Infine le radiazioni ionizzanti, fatali entro 900 metri che, a questo punto, sono l’ultimo dei problemi… Insomma, anche nel caso in cui il bombardiere fosse sopravvissuto avrebbe dovuto abbandonare la missione e probabilmente sarebbe precipitato nei minuti successivi. Un’arma, quindi, in grado di garantire il 100 % di Kp. Però, già le dottrine del tempo prevedevano, in caso di previsto uso di armi nucleari, la dispersione delle forze attaccanti come contromisura. In altri termini, ben difficilmente un gruppo di bombardieri avrebbe attaccato in formazione serrata. Non è un caso se, successivamente, sia stato introdotto l’M-61 Vulcan sull’F-106.

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Progetti abortiti:  Big Q , Seekbat e Tiger II

Il progetto finale avviato per la sostituzione del Genie, venne denominato AIM-68 Quetzalcoatl. Denominato per brevità “Big-Q”. Un missile di 65 km di portata e 4 Mach, con una testata nucleare W30 da 0,5 kT, dotato del motore del Bullpup e a guida SARH-IR. Purtroppo abbandonato già nel 1966 dopo poche prove.

La stessa fine fece l’AIM-97 Seekbat, un derivato dell’AGM-78 Standard Arm, che univa alle capacità antiradar del precedente la guida terminale IR.

Un altro progetto interessante e sfortunato, il Tiger II, sarebbe stato invece una Stand-off bomb, una modifica della B-61, dotata del motore del Genie.

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