Avro Vulcan: sistemi difensivi

Facebooktwitterlinkedin

Negli anni ’60, in piena guerra fredda, la missione prevista per i bombardieri inglesi della classe V era l’attacco nucleare ad alta quota. Penetrare le difese sovietiche non sarebbe stato facile. I Vulcan contavano sulla velocità alto-subsonica e sulla elevata quota di tangenza per evadere le difese nemiche. In caso di ingaggio da parte degli intercettori avversari, l’ottima manovrabilità del velivolo e la modesta  traccia radar avrebbero potuto facilitare il disimpegno.

vulcan 4

I bombardieri Vulcan  disponevano inizialmente solo di  lanciatori di chaff  e di un rilevatore radar ARI-5800  Orange Putter, derivato da quello sul Canberra, che forniva soltanto un allarme sonoro. Era inadeguato come il predecessore Red Garter, mai entrato in servizio. La necessità di una buona dotazione elettronica difensiva si sarebbe presto resa necessaria, visti i progressi nel settore dei missili superficie-aria.

Dal 1960 è iniziato un miglioramento in tal senso. Il Vulcan B.1 aveva nove contenitori “speciali” sui lati della stiva contenenti dei disturbatori con generatori di segnali e un turbo alternatore TGA.30 Mk-1 che forniva la potenza necessaria. L’ARI-18074 Green Palm, con antenna sul timone, era un sistema ComJam di sbarramento in VHF (banda A) per il disturbo delle comunicazioni-voce, teoricamente molto efficace vista la stretta dipendenza degli intercettori nemici dal controllo a terra. I sovietici a quel tempo usavano solo quattro canali VHF, pre-sintonizzati nel dispositivo, il che rendeva facile il compito. L’effetto ottenuto sul canale radio era un  incrocio tra una sirena della polizia e una cornamusa. Vi erano poi l’Indigo Bracket, un jammer in banda E-F,  e lo sperimentale Red Carpet,  un disturbatore di sbarramento in banda I. Ma erano così ingombranti da impedire il trasporto delle bombe convenzionali. La soluzione era l’inserimento dei jammer in coda, ognuno con trasmittente e generatore.

Un primo adeguamento, sui B.1A e B.2, ha visto l’introduzione di un RWR ARI-18105 Blue Saga (2,5-12 GHz) con 4 antenne sul muso e in coda, nelle bande dalla E alla I,  selezionabili dall’operatore in sequenza per capire in quale quadrante era situata la minaccia. Un sistema lento ma che forniva buoni risultati nelle mani di un operatore esperto. Allarmi visivi e sonori favorivano l’identificazione del tipo di radar e la sua funzione. L’operatore attivava i jammer sulla frequenza rilevata e lanciava chaff tagliato alla corretta lunghezza d’onda. Il radar d’allarme di coda (TWR, Tail Warning Radar) era stato sostituito con l’ARI-5919 Red Steer Mk-1 in banda I, derivato da quello dei caccia notturni Meteor. Poteva localizzare un caccia Hunter a 18 km e un bombardiere a 32. A scansione conica, con cicli di 2 secondi, esplorava un cono di 45°. Curiosamente, lo schermo presentava gli echi di ritorno dal punto di vista del caccia nemico. Il centro rappresentava la distanza massima, quella minima era sul bordo esterno, così sembrava che il caccia avversario si allontanasse pian piano dal centro. Se il nemico era esattamente dietro appariva un cerchio, un contatto in alto a sinistra sarebbe apparso come un arco a ore 10: un incubo da interpretare.

vulcanb2xl426abingdonopenday1988

Nel cono di coda ingrandito, a fianco del Green Palm, vi erano due ARI-18075 Blue Diver per il disturbo di sbarramento dei radar di primo allarme, tra 300 e 400 MHz (UHF-banda B), con antenne alle estremità alari. Tre ARI-18076 Red Shrimp da 500 W, situati in una piastra sotto i motori di destra (su molti Vulcan a sinistra), effettuavano disturbo di sbarramento sulle alte frequenze delle bande D (1-2 GHz) ed E-F (2,5-3,5 GHz) con due modalità di modulazione ognuno. Avrebbero difeso i bombardieri dai radar di acquisizione Fan Song dei missili SA-2, Low Blow dei SA-3 e dai radar di controllo dei cannoni antiaerei. Le antenne puntavano verso il basso e coprivano un arco di 45°, disturbando una zona circolare al suolo, variabile a seconda della quota di volo.

Questi sistemi di disturbo erano poco sofisticati, le antenne non erano orientabili e disturbavano indiscriminatamente (barrage) su frequenze prefissate, non erano dotati di capacità “look through” e consumavano la bellezza di 40 kW in trasmissione e altri 40 kW solo per il raffreddamento. Si dice che durante una esercitazione nel 1960 un gruppo di Vulcan, attivati i Blue Diver, abbia provocato l’interruzione di tutti i programmi TV.

vulcan 5

Completavano la dotazione quattro lanciatori di chaff ARI-18051, due per lato dopo i vani del carrello d’atterraggio, con un totale di 4000 cartucce type-26 (1-8 GHz, bande D-E-F-G-H, vano a sinistra) e type-28 (7,5-14,25 GHz, bande I-J, a destra), pretagliate in varie misure con espulsione sotto le ali. Una fonte  indica invece 350 chaff  in ogni ala più 1150 nell’ala destra, oltre a pacchetti di rope, per le basse frequenze, ognuno con 3 bobine di nastro che fornivano lo stesso riflesso radar del Vulcan.

Il nuovo Vulcan B.2 ha inizialmente ereditato lo stesso equipaggiamento. Dalla fine degli anni ’60  è stato installato il radar di coda ARI-5952 Red Steer Mk-2. Molto più moderno, scansionava su 8 barre un arco di 140° e 40-50° in elevazione. La portata era di 46 km. Poteva effettuare il “lock-on” del bersaglio con la scansione ristretta a 10°. Si poteva così rilevare la variazione dell’eco al momento del lancio del missile. A questo punto si attivavano i dispenser di chaff.

Sugli ultimi 30 Vulcan, il Green Palm ed uno dei Red Shrimp sono stati rimossi ed è stato aggiunto un jammer ARI-18146 Red Light in banda I a 9 GHz  con una antenna per coprire il settore posteriore per disturbare i radar a scansione conica dei caccia nemici, nel vano una volta occupato dal retro del Blue Steel, poi integrata da una seconda antenna per disturbo in modulazione per il settore anteriore, contro i radar Low Blow.

E’ stato introdotto il nuovo disturbatore ARI-18205, un Red Shrimp convertito  alla banda D, con una antenna a lama sotto la piastra tra i motori di destra. Dotazione poi integrata con 192 flare MTV da 57mm in gruppi di 4 contro i missili all’infrarosso nell’ala destra, mantenendo i lanciatori di chaff di sinistra. Altre fonti parlano di 92-172 flare o oltre 200 flare.

La procedura di penetrazione, ad alta quota e massima velocità, prevedeva il superamento della cosiddetta “ECM  Switch-On Line”, dove gli operatori attivavano i jammer e irradiavano disturbi in tutte le direzioni, anche senza alcuna minaccia imminente. Una formazione di 100 aerei consentiva ottima protezione collettiva. La rotta prevedeva brevi virate evasive (dog-leg) di 32-48 km, probabilmente ogni 240-320 km. I Red Shrimp venivano spenti al momento della virata, con lancio contemporaneo di chaff. Per poi riprendere il disturbo. La manovra è stata provata con successo contro il Blank Stare, clone del radar Fansong. In fase di attacco e fuga venivano lanciati chaff e rope  (random). Il lancio di chaff  in banda I ogni 5 secondi impediva il lock on. In caso di aggancio, si lanciava chaff  seguito da una manovra evasiva per uscire dai parametri.

Durante l’esercitazione Sky Shield I (1960) due gruppi di quattro Vulcan B.2 decollati dalla Scozia e dalle Bermuda hanno penetrato le difese del NORAD, disturbando con efficacia i radar americani. Un solo bombardiere è stato “abbattuto” da un F-101. In teoria, avrebbero potuto radere al suolo Washington, New York e Chicago. L’anno dopo, l’esercitazione Sky Shield II ha confermato le capacità dei Vulcan, nuovamente entrati nello spazio aereo americano, questa volta senza perdite. I risultati sono stati secretati fino al 1997, per ovvie ragioni.

vulcan 2

Nel 1973-1975 è stato inserito, sulla cima del timone, il nuovo RWR Marconi ARI-18228 Green Butter (2,5-18 GHz, bande da E a J) in grado di rilevare anche segnali a onda continua (CW). Già operativo sui Buccaneer e sugli F-4K era, per i tempi, avanzato ma interferiva col Red Steer. E nel volo ad alta quota aveva una zona cieca inferiore. L’indicazione di minaccia era una linea radiale (strobe) continua, a segmenti o a punti di lunghezza variabile, a seconda della frequenza e della potenza del segnale. Un segnale sonoro indicava la PRF del radar: alto implicava minaccia elevata. Superato dai nuovi dispositivi, durante le esercitazioni, non era in grado di avvisare l’equipaggio quando un Tornado ADV lo inquadrava. I sistemi di contromisure del Vulcan non sono più stati aggiornati e nei voli a bassa quota erano ormai inadeguati per copertura, soprattutto nei settori anteriore-laterale e vulnerabili a missili HOJ. Ma, soprattutto, non erano più segreti perchè Nick Prager, un tecnico, aveva fornito i manuali al servizio di intelligence cecoslovacco. Durante il conflitto delle Falkland, il pilone subalare destro è stato allora reso compatibile con i più efficaci pod di disturbo ALQ-101-10, perché i jammer originali erano tarati solo sui sistemi radar sovietici. Entrambi i piloni potevano montare coppie di missili antiradar AGM-45 Shrike o aria-aria AIM-9. Gli AS-37 Martel, provati sperimentalmente, non sono stati adottati.

vulcan 8

vulcan 1

Fonti

Vulcan units of the cold war (A. Brookes)

Avro Vulcan (K. Darling)

Facebooktwitter

4 thoughts on “Avro Vulcan: sistemi difensivi

  1. Senti, ti voglio chiedere una cosa riguardo i disturbi ECM.

    1- ma come fa un disturbatore ECM a ‘spegnere’ canali radio e TV? Funziona nelle stesse frequenze?

    2- al riguardo dei sistemi di guida radio dei missili SAM come i Rapier, Roland, SA-8, sai a che frequenze funzionano e se usualmente i sistemi ECM possano disturbarli? Per esempio so che un tipico sistema ECM disturba tra 2 e 20 GHz. A che frequenza funziona un datalink missilistico?

    Tra l’altro nel Golfo missili a comando radio tipo SA-2 e Roland hanno abbattuto diversi Tornado e F-14.

    1. Un disturbatore radio (ComJam) opera su frequenze più basse ma concettualmente non c’è nessuna differenza con un disturbatore radar. Anzi, se un radar è a bassa frequenza verrà anch’esso disturbato. Le frequenze televisive variano da paese a paese ma sono comprese nelle bande VHF-UHF.
      I sistemi missilistici per difesa di punto in genere impiegano un canale uplink per la guida dei missili che opera su frequenze elevate. Nel caso del Rapier il command link è in banda J , sui Crotale è in banda I/J e sui SA-8 in banda I. E’ probabile anche sui Roland la banda J. Qui si possono trovare alcuni dati:
      Operation Desert Storm-The Electronic Battle Parts 1-3
      http://www.ausairpower.net/Analysis-ODS-EW.html

      In Vietnam gli americani hanno disturbato con successo i segnali di guida dei SA-2 finchè i vietnamiti non hanno inserito più canali di trasmissione. Tutti i sistemi di uplink sono molto difficili da disturbare perché l’antenna ricevente sul missile è molto direttiva e il disturbatore si trova oltre la linea di guida. Solo quando il missile è vicino al bersaglio si può tentare il disturbo del segnale.

      P.S. : ho aggiornato l’articolo.

  2. Mi scusi signor Gian Vito se posto qui un argomento che non è particolarmente attinente all’Avro Vulcan,ma le suggerirei di scrivere con la sua solita competenza su un velivolo che, purtroppo, ha rappresentato il canto del cigno della prestigiosa industria aeronautica del regno unito , mi riferisco allo strepitoso e sfortunatissimo BAC TSR2 , che avrebbe dovuto sostituire anche il Vulcan, e che con un’ottusa e tuttora difficilmente comprensibile decisione venne cancellato, dopo che una “montagna” di sterline erano già state spese per il suo sviluppo completato con due prototipi che, avevano volato con successo nonostante l’avanzatissimo livello tecnologico del velivolo.

    1. Ottimo suggerimento. Non ripercorrerò la storia di questo sfortunato velivolo ma, come nel caso del B-70, dimostrerò cosa avrebbe potuto diventare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *